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Lettera agli ex Pumex ancora in… “ferie”

ex pumex

Riceviamo da Pietro Sturniolo e pubblichiamo

Gentile Direttore, mi rivolgo a Te , certo che pubblicherai questa mia, rivolta ai miei colleghi ex Pumex che so che leggono puntualmente le notizie pubblicate sui siti locali, ma che è praticamente impossibile contattare direttamente.

Fra un mese e mezzo circa dovrei andare in pensione ed avevo deciso di non “biliarmi” più per la nostra situazione, di cercare di non pensare più agli ultimi nove anni trascorsi, che sono stati gli anni più brutti della mia vita, che nemmeno gli avvenimenti più belli che nella vita di una persona possono capitare (matrimonio dei figli, nascita della prima nipotina, laurea della figlia) sono riusciti a farmi dimenticare.

Gli ultimi avvenimenti successi hanno anzi peggiorato questo grave stato di disagio che mi affligge e che mi fa stare male.

Voglio quindi dire ai miei colleghi che mai avrei creduto che dopo averci fatto rubare la dignità di lavoratori saremmo riusciti a farci togliere anche la dignità di uomini, ma debbo riconoscere che ciò è successo, siamo diventati dei “prendinculi” assolutamente insensibili a qualsiasi dolore tanto da diventare esseri senza alcuna dignità, senza spina dorsale, senza vergogna, ma quello che è peggio, senza un futuro per noi e per i nostri figli.

Come dicevo, gli ultimi avvenimenti, che vado a descrivere, hanno accentuato queste mie convinzioni.

Qualche settimana fa l’unico Sindacato che ci rappresenta, ed al quale è iscritta una parte di noi, in ragione del mancato trasferimento della Regione dei fondi necessari al proseguimento della nostra attività, ha proclamato per protesta una assemblea permanente giornaliera di quattro ore.

A questa assemblea permanente abbiamo partecipato in 4 o cinque persone perché tutto il resto era in ferie.

Ma in ferie di che? Ci siamo mai chiesti se la parola ferie può ancora fare parte del nostro vocabolario? La definizione di ferie recita infatti ”giornate di astensione dal lavoro dei lavoratori dipendenti interamente retribuite dal datore di lavoro”. Non mi pare quindi che noi ex Pumex possiamo parlare di ferie, perché fino a prova contraria non siamo dipendenti, non veniamo retribuiti durante le assenze, non siamo nemmeno lavoratori, ma semplicemente dei mantenuti.

Quasi tutti noi in quei giorni però eravamo in ferie e non potevamo nè dovevamo aderire all’assemblea permanente, giusta o sbagliata che fosse, ma che era stata votata dalla maggioranza.

Nonostante tutto il Sindaco è riuscito a sbloccare lo stallo regionale facendo produrre, a chi di competenza, gli atti necessari per trasferire i “nostri” soldi al Comune.

Da settimane i soldi sono quindi a disposizione del Comune, ma impedimenti di diversa natura, sicuramente scandalosi, che io sintetizzo in mancanza di rispetto, da parte di certi individui, dell’essere umano sommato ad un godimento a provocare difficoltà a lavoratori mai accettati come colleghi, ha fatto si che le nostre famiglie debbano ancora aspettare quanto serve per andare avanti.

E noi che cosa abbiamo fatto in questo periodo? Abbiamo continuato a essere in ferie, invece di fare “ballare” qualche poltrona.

Fra pochi giorni si svolgerà a Lipari, organizzato dall’Amministrazione e dal consulente incaricato, il WORKSHOP per la riqualificazione delle cave di pomice e chiunque ed a vari titoli sta dicendo la sua e parteciperà alla manifestazione.

Solo gli ex lavoratori della pomice, che dovrebbero essere i primi interessati, non fosse altro perché sono stati buttati fuori a pedate nel didietro da quelle zone dove lavoravano e portavano avanti le loro famiglie, non ci siamo fatti sentire, sicuramente continuiamo ad essere in ferie.

Ai miei colleghi voglio quindi solo ricordare che i soldi gentilmente concessi dalla Regione prima o dopo, molto prima che dopo, non ci saranno più, ed allora ci guarderemo, anzi vi guarderete in faccia, io non ci sarò perché spero di continuare ad essere in pensione, e forse vi renderete conto che sarebbe stato meglio essere più uniti e lottare seriamente sempre solo ed esclusivamente per un posto di lavoro che ci restituisca quello che ci è stato tolto, che siano mantenuti gli impegni di ricollocazione assunti dalle Istituzioni in fase di chiusura delle cave, senza pensare di lottare per aleatorie poltrone o soluzioni strane.

Pietro Sturniolo

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