L’album dei ricordi : Viaggio alle Isole Eolie ( 1949)

viaggio alle isole eolie

a cura di Massimo Ristuccia

Da ” Le Vie d’Italia”, 10 ottobre 1949, ( Gaetano Falzone, foto Fosco Maraini)

Il postale “Luigi Rizzo” lascia alle sette e trenta, cinque giorni su sette, il molo di Milazzo, sfila leggero e bianco sotto i bastioni della fortezza borbonica e punta su Lipari. Serena e confortevole è la vita di bordo. Il Comandante ha dettato un suo spiritoso decalogo per i passeggeri. Ognuno ha dunque il suo viatico, e può affrontare le impressioni straordinarie che il mitologico scenario gli offre. Eolo, quando è benevolo, come in questo dolce autunno, fa il resto, e il “Luigi Rizzo” o il “Pola”, che assicura il servizio con Stromboli, scivolano deliziosamente sul mare.

La Sicilia per lunghi secoli restò incredibilmente ignota all’Europa; solo verso la fine del secolo XVIII, accesasi nel cuore di molti la fiamma della “grande scoperta”, essa venne visitata da poeti, artisti, archeologi. Una corrente di ingenue speranze, di fallaci fantasmi, di subitanei amori investì la Sicilia, illuminò a un tratto la sua solitudine, si posò sulle sue creature, ne rovistò la storia; ma le Eolie non furono toccate dalla generosa ondata. Il viaggiatore che percorreva la via litoranea tra Palermo e Messina, ed era raro, perché di solito veniva preferita la via dell’interno che consentiva la visita a monumenti grandiosi e spettrali, vedeva le isole avvolte nella caligine o sovrastate da pennacchi di fumo. Sospinto dalla brevità del tempo o impaurito dalle malsicure notizie, le salutava da lunghi e proseguiva. Ancor oggi per avere dei giudizi sulle Eolie bisogna rifarsi a Diodoro Siculo. Più fortuna senza dubbio Stromboli che da un secolo a questa parte ha visto numerosi e coraggiosi i vulcanologi attraversare il breve tratto di mare che la separa da Messina; e fortunata ancora per ciò che lo Spallanzani ne ha scritto.

Gli eoliani hanno accolto in questi ultimi mesi, fragorosamente rotto il loro silenzio dagli uomini del cinema, dalla stampa, e della foto, l’improvvisa attenzione del mondo sulle loro isole con sentimento commisto di riconoscimento e di apprensione. La vasta saggezza accumulata nella lunga quiete li fa oggi guardare con preoccupazione al ritmo vorticoso dei film realizzati sui loro scogli. Sembrano tutti chiedersi: non sono stati troppi tre film? In questa generale ubriacatura non si perderanno alla fine anche le speranze più oneste e moderate? Perché, al momento, mancano gli esercizi alberghieri, sono modesti i servizi igienici, inesistenti i richiami mondani. Nelle locande di Lipari, di Salina, di Stromboli, la biancheria è linda, le stoviglie pulite, il sonno soffice e leggero. La malvasia è dolce e onesta, ed ha un suo sapore gentile come gentile e polita è tutta questa gente eoliana, povera e modesta, e così franca come franco è il suo vino in cui puoi specchiare il viso e l’anima. Ma può bastare tutto questo?2 di fronte l'isola di vulcano

Il postale non ferma a Vulcano. Ma a mezzo di barche i contatti tra quest’isola e Lipari sono giornalieri. Quattrocento persone, in massima parte pescatori, vivono a Vulcano che ha ventun chilometri di superficie. E’ una passeggiata dantesca quella che può compiersi in quest’isola salendo ai crateri che si trovano sulle cime di Monte Aria e di Monte Saraceno o a quella della Fossa, che ne 1771 diede luogo a una esplosione violentissima durante la quale colò in vaste proporzioni l’ossidiana riolitica detta Pietre Cotte, o circumnavigando l’isola. A porto Levante, in una zona straordinariamente fumarolica, si verificano fenomeni impressionanti. I gas escono sibilando dai coni che si innalzano sui punti di intersezione. Vi sono delle località acquitrinose in cui il gas si sprigiona con forza tale da lanciare in aria il fango. Ma non la terra sola, il mare stesso ribolle e frigge con gorgogli paurosi. Dai recessi marini le fumarole gorgogliando danno vita a bolle numerose, mentre attraverso la trasparenza delle acque si può scoprire il fondo marino ricco di depositi di zolfo colloidale. Su questa terra nascono, vivono, procreano degli uomini, e io non sapevo come facessero prima di venirci. Ora so che anche questa è terra di Dio, e che accanto allo zolfo liquido la natura ha schiuso la sua grazia: una sorgente termale chiamata Acqua del bagno di grande potenza radioattiva. Dante non conobbe questa isola: se l’avesse vista quale meraviglioso scenario e quali terribili contrappassi avrebbe immaginato?

A Lipari il postale ferma. Qui è il fulcro della vita eoliana forse da quando, secondo la leggenda, vi approdò Liparo il mitico ecista destinato ad esserne l’eponimo. A Marina Corta il piccolo molo, raccolto presso una chiesetta bianca, accoglie il viaggiatore con grazia tutta ottocentesca. Vecchie le case che danno sulla piazzetta, antichi i balconi in ferro, tutto sembra materia per un quadro romantico. Man mano che ci si addentra nel paese, si penetra in un ambiente silenzioso e tranquillo, fra una gente dai modi parchi e dai gesti misurati. Una sola “Balilla”, quella del medico condotto, rompe ogni tanto la sonnolenza delle strade. Strano è sentire il clacson fra il belvedere e Marina Corta. Dal belvedere, ampia terrazza fiorita aperta sul mare tra il castello e il palazzo del comune, tutto il mare eoliano, solcato da piccole vele bianche, si gode con un solo sguardo. Stromboli non si vede, ma l’ampia corona di vapori sprigionati dal suo seno ardente, si: è come un santuario di antichi tempi abitato da antichissimi dei. A guardare da lungi, nasce il timore che sulle acque placide debba esserci, prima di giungere a Stromboli, un segno fatale e invalicabile, difeso da giganti o da gnomi, qualcosa che divida la terra di Dio da quella che non gli appartiene.

Intanto, fervide mani e operose volontà, la presidente della Associazione Turistica Pro Eolie è una professoressa di scienze, piccola e dinamica, in lotta contro una pace e una rassegnazione di millenni, apprestano nei locali della Scuola media e dell’Istituto Tecnico un Antiquarium con mezzi di fortuna. Dalla contrada Diana, oggetto di scavi diretti attualmente dal prof. Bernabò Brea, sono emigrati nei tempi scorsi soggetti di alto interesse scientifico ed archeologico, a Siracusa, a Palermo, a Cefalù, a Glasgow. Oggi, con la creazione dell’Antiquarium, gli eoliani tendono a salvare ciò che la terra potrà ancora donare. Legittimo orgoglio, giusta pretesa è questa. L’uno e l’altro oggi trovano la loro modesta realizzazione in pochi cassetti e in qualche cesta. Qui sono ammassate le ossidiane, frammenti di rocce eruttive formate essenzialmente da sostanze vetrose. Qui si allineano invece unguentari, anfore, maschere, lucernette, statuette fittili, iscrizioni funerarie. In un giardinetto, reso vivo dalla mirabilis ialapa, qualche cenotafio sottratto alle visceri della zona di Diana dove era una antichissima necropoli, attende la sua definitiva sistemazione. Passano fra le nostre mani le ossidiane il cui valore oggi è nullo, mentre fu grandissimo per gli individui dell’età neolitica. Le ossidiane sono frammenti e schegge lavorate di rocce eruttive rapidamente raffreddate. Gli uomini le resero acute e taglienti, diedero loro forma ed utilità, le sfruttarono commercialmente, sino a creare con esse un importante emporio che riforniva quasi tutto il Mediterraneo. Quando gli uomini appresero a lavorare il bronzo, l’ossidiana non ebbe più valore, ed oggi gli esemplari che passano per le nostre mani non sono nulla più di una rozza testimonianza del tempo lontano.

3 diecimila personeLe coste dell’isola di Lipari, tra Canneto ed Acquacalda, strapiombano bianche sul mare. Alle falde sono gli stabilimenti per la lavorazione della pomice di cui l’isola è ricca. Le colate bianche sembrano sommergere le attrezzature. Il seno stesso dei monti è traforato e squarciato. Il contrasto di questo versante con l’altro, quello che si riassume nella grazia luminosa e chiara di Quattrocchi, è stridente, ma a contrasti di questo genere, solcando le acque dell’arcipelago eoliano, dovremo abituarci. Isole selvagge, con rupi paurose e orridi nereggiamenti, si alternano a isole fiorite e leggiadre, e montagne candide come la neve a montagne che hanno il colore della ruggine, mentre spiagge deserte e inaccessibili che fanno immaginare una gente crudele simile a quella che trucidò Palinuro si slargano e si allietano fino a diventare accoglienti e popolate di bimbi e di donne che salutano con ingenua effusione lo straniero.

Salina ha due centri principali: a S. Marina c’è uno schieramento di case scoperchiate o traballanti o rose. Sotto di esse una diga formata da squadrati macigni. Sopra di essa altre case, una chiesa graziosissima, pittoreschi palmizi, poi ancora più su il monte. Ha dovuto la gente di S. Marina lottare col mare che ne ha prima rosicchiato la riva, poi aggredito le fondamenta delle case, e con le frane che l’hanno più volte sommersa e distrutta. Contro l’uno e contro le altre si è difesa, ed il parroco, che non ristà dal richiamare i turisti adescandoli con la qualità della malvasia e dei capperi e della passolina, ci dice che è anche merito questo della grazia di Dio che questo popolo di Salina felice adora nella chiesa fra i palmizi e più su nel santuario di Valdichiesa da cui lo sguardo domina tutto l’arcipelago e anche di questo rende grazie a Dio. L’altro centro di Salina è Malfa, dove la malvasia è sapientemente lavorata e messa in bottiglia.

Panarea con le sue poche centinaia di abitanti raccolti nei tre chilometri quadrati che rappresentano la sua superficie è il maggior esempio dei contrasti cui abbiamo fatto cenno. Doveva un tempo fare corpo con gli isolotti che la circondano: Basiluzzo, Spinazzola, Lisca Bianca, Dattilo, Bottaro, Lisca Nera, Panarelli, Formiche. Chi in barca fa il giro dell’isola si imbatte ora in rocce aspre e inaccessibili su cui volteggiano i gabbiani, ora in ridenti uliveti fra cui biancheggiano le case. Anche in quest’isola si verificano insieme manifestazioni fumaroliche, sprigionamenti di gas, e sorgenti termali. A Bottaro particolarmente intensi i fenomeni determinati da fumarole submarine.spinazzola è

Per raggiungere Stromboli ci si può servire del servizio bisettimanale in partenza da Lipari nonché di quello settimanale da Messina, che toccando le Eolie, completa il viaggio a Napoli. La necessità di doversi in ogni caso fermare più giorni a Stromboli per potere effettuare una visita alla zona craterica nonché a Strombolicchio è un ostacolo all’afflusso di correnti larghe di turisti i quali d’altro canto non hanno a disposizione che una possibilità di tipo paesano priva di ogni attrezzatura turistica.

Il film “Dopo l’uragano” (titolo originario del film che poi, grazie anche al lavoro fatto dal domenicano, Padre Morlion, sui contenuti del film, divenne Stromboli Terra di Dio) che ha avuto come principale interprete Ingrid Bergman si è svolto tutto in questo stupendo scenario ed ha richiamato gran copia di giornalisti, di fotografi e di curiosi. L’isola vulcanica è stata messa a fuoco, inquadrata e sfruttata in ogni suo aspetto. La vergine terra, dopo il millenario silenzio, ha dovuto svelare ogni suo misterioso segreto ed oggi la manovella dell’operatore la ammanisce al pubblico mondiale rubandole fin l’ultimo arcano.

La terra trema abitualmente a Stromboli. Quello che dallo Stoppani era definito, dato il suo quasi costante stato di deiezione, come “quel vulcanetto così ben regolato che fin dai tempi preistorici si potè vivergli benissimo accanto…” è oggi un vulcano che nel giro degli ultimi decenni ha provocato numerose violente esplosioni. La pioggia di fuoco è caduta più volte sulle povere case e ha fatto ribollire il mare. La zona craterica attualmente è aperta a circa 700 metri di quota, mentre anticamente si apriva sulla cima (m 926), nel luogo detto Serra di Vancora. Un così notevole abbassamento è stato provocato dalle formidabili esplosioni che hanno sconvolto la cima. Oggi dalle numerose ferite crateriche sgorga spesso la colata incandescente che si è aperta una sua via che è chiamata Sciara del Fuoco ed è ampia quasi un chilometro. Quando le colate si verificano nelle ore notturne la Sciara sembra un fantastico e infernale fiume di fuoco sul quale, insieme che sulla terrazza craterica, si innalzano e si aprono le incandescenti proiezioni a ventaglio destinate a ricadere come una pioggia di luce. Il fuoco dà dunque vita a tutta la natura ed emozione a tutti gli umani.

I tranquilli cittadini di Ginostra, un gruppo di case sul versante nord-ovest, rinchiusi nel delizioso e ombroso cerchio dei loro ulivi, non sembrano quasi accorgersi però del pericolo mortale.

Ma è a Strombolicchio che la commozione raggiunge la sua più intensa espressione. A un miglio da Stromboli si erge come un tozzo castello questo scoglio basaltico che sembra essere stato squadrato da artisti dal guanto di ferro. Ha di contro il mare e il vento, ma a tutto fa petto con la nuda compattezza della sua roccia. Gli uomini nei secoli hanno cercato di dominarlo e conquistarne la vetta che irride alle saette, ma invano. Cominciarono con lo scalpellarne la base per aprirvi dei giardini. Dovettero più volte abbandonare e riprendere la fatica. Solo vent’anni addietro, dopo sette anni di perseverante e faticoso lavoro, una scala è stata aperta nella roccia e una terrazza sulla piattaforma, nonché collocato un faro sulla vetta. Attraverso duecento gradini la gioventù eoliana e gli animosi turisti oggi possono ascendere alla splendida terrazza, intrecciare danze, spaziare sul mare, investigare negli anfratti del torrione dove albergano i gabbiani o germina il selvaggio fico d’India. Spaventosamente bella deve essere l’alta roccia allorchè nelle notti di tempesta si erge proterva contro gli assalti del mare. I flutti più alti si frangono contro l’impassibile muraglia e ricadono vinti, mentre il potente faro continua a investigare la notte. Forse non è nel Mediterraneo più terribile bastione, forse non è segno della natura più ribelle.

Filicudi e Alicudi sono le ultime isole dell’arcipelago: belle per panorami dai molti e armoniosi colori, felici per le acque straordinariamente pescose. Ma la prima più dell’altra famosa, per le sue grotte profonde e suggestive, tra cui unica quella del Bue Marino. Tanta vergine bellezza di acque e di recessi è oggi meta preferita di pescatori sottomarini. La bella iniziativa che si appoggia a Palermo al Circolo Siciliano dei Cacciatori Sottomarini e ha anche una sua sede a Rinella nell’isola di Salina è oggi una simpatica attività attrattiva per il viaggiatore nei mari eoliani.

Suona oggi per le Eolie l’ora zero.

Accorciate tutte le distanze del mondo, tolti i veli a ogni geloso pudore, accelerato il ritmo della vita e resa febbrile ogni umana esistenza, gli uomini sono venuti a battere anche alle porte dell’arcipelago dimenticato.

Né Vulcano ed Eolo né l’eroe Pentatlo, che si vuole abbia guidato i primi colonizzatori, oggi sono in grado di difendere la verginità delle isole. Rotto il minuscolo cerchio della loro vita serena, oggi non l’Italia, ma l’Europa tutta irrompe in quest’ultimo campo trincerato del silenzio, e leva il suo grido, che per essere di una civiltà meccanica riesce talvolta crudele, sulle marine e sui crateri, sui dicchi e sulle guglie delle Eolie. Scivola ancor oggi come una bianca colomba il “Luigi Rizzo” e i bimbi schierati sulle rive lo salutano col riso innocente, ma già sono forse in vista le agili prue dei panfili su cui arriva l’orda elegante che non conosce pietà.

GAETANO FALZONE (foto Fosco Maraini)

Share