L’album dei ricordi : Pescare, la rivista dei pescatori, giugno ’77

a cura di Massimo Ristuccia

lipari canneto

Pescare, la rivista dei pescatori, giugno 1977, Lipari, di Stefano Lo Presti

…..E’ ora giunta l’ora di andare a mare. Se non ci siamo portati il gommone, cerchiamo di procurarci a buon prezzo, impresa purtroppo ardua, la barca, necessaria per raggiungere i posti più pescosi. Proviamo nei pressi di Marina corta, e vicino il cantiere di barche oltre il porto. Se qui le nostre ricerche, dettate da motivi economici, sono state vane, rechiamoci a Canneto; di solito i prezzi sono più ragionevoli.

Lo snello e veloce gozzo eoliano, costruito artigianalmente dai maestri d’ascia isolani, ci servirà moltissimo, soprattutto per procurarsi buona parte del…vitto quotidiano. Per la pesca a traina alla ricciola ed al palamito, i liparoti sono maestri nell’innescare l’aguglia e lo sgombro vivi, e sanno a meraviglia i luoghi della passa.

Basta farsi amico qualche pescatore del luogo e seguire i suoi consigli per avere la possibilità di mettere al pagliolo belle “aricciole”.

lipari 1

Per chi non ha molta pazienza con la traina, c’è la pesca al bolentino; l’esca: tremolina, paguri, e gambero verde d’alga, si trova facilmente. Di notte poi, si andrà a “totani”, una prassi questa, per chi viene alle Eolie. Si accende a poche centinaia di metri dalla costa il “lumiruni”, un grosso lume a petrolio. Con la barca a scaroccio, si cala in mare una lenza con un amo a molte punte simile a quello per pescare i polpi, innescato con la parte interna di un pesce salato. I risultati non si fanno attendere; se si 4azzecca la nottata giusta in poche ore si avranno decina di chili di gustosi cefalopodi.

Per il subacqueo il periodo ideale và da settembre a maggio. Negli altri mesi, dato lo stragrande numero di imbarcazioni veloci e di sub almeno in apnea, è difficile tentare di portare in barca molto pesce.

Anche Lipari, purtroppo, come tante altre isole, non si salva dalla piaga dei bombardieri che sparano al pesce pelagico; tuttavia è sempre possibile veder comparire dal blu le ricciole.

Incominciamo ad immergerci dopo la costruzione dell’hotel Carasco a levante dell’isola e peschiamo in un buon fondale di massi fino a punta S. Francesco in direzione del club francese. Non manca il pesce bianco e variopinti tordi “”zziti”. Da punta “crapazza” ai faraglioni, il fondo che s’era prima mantenuto sui 15-20 metri, scende verso i 60, creando buche di sabbia, dove si rifugiano le “tenche”, un tipo di cernia biancastra. I faraglioni, specialmente petra Monalda, sono tutti sforacchiati, e le cerniotte che si scorgono, scompaiono senza  darci la possibilità  di individuare il buco giusto.

Qui, capita in certi giorni, di non vedere assolutamente niente. L’indomani, invece, è senza dubbio questione di corrente, i dotti e le cernie, se ne stanno fuori a mezz’acqua, e belle famiglie d’ombrine affollano tane che prima erano vuote. Girando, la costa è selvaggia, scorgiamo un gruppo di scogli le “formiche”, un grande arco naturale, e poi le sorgenti solfuree di S. Calogero. Il mare è sempre azzurro, e nei fondali girano le salpe e miriadi di castagnole. Sulle orlate a 20, si può tentare l’aspetto ai dentici. Più avanti, dopo una ripida punta, si leva a quasi mezzo chilometro dalla costa un gran masso quasi circolare, è la pietra del “bagno”, dai riflessi rossastri. Tutt’intorno, c’è una secca che nasconde belle cicale ed aragoste. Nel tardo pomeriggio, quando i serranidi escono dalla tana in cerca di cibo, si possono arpionare cernie spettacolose. Girano anche bei saraghi pizzuti, ma non si intanano e vanno verso il fondo. Inutile quindi sprecarsi in inutili sommozzate. Il tratto che segue, spazzato dai venti di ponente, e completamente pelato ed a picco sul mare. Sotto “quattropani”, c’è un altro scoglio più piccolo del precedente “ u carrabbinieri”, che scende subito a quote di ARA. Siamo ora, nella parte più a tramontana dell’isola, a Capo Nero, di fronte l’isola di Salina. Fino a Capo Castagna, la costa descrive un grande arco con in centro l’abitato di Acquacalda.

A largo, a poco più di due miglia dalla costa, sui centro metri di fondo, ci deve essere una grande secca. Vi calano i palamiti i pescatori e tirano su prede di grande rispetto. Al sub, interessa solo “punta castagna”, per il pesce bianco, e lo scoglio di fronte, dove si potrà sparare qualche cernia. Il resto è alga. Conviene tralasciare anche il tratto di Canneto. Il fondo, è coperto di sabbia di pomice e non c’è niente. L’ultima immersione, la facciamo al “pignataro”, nella parte esterna del moletto riconoscibile per una lanterna a striscie bianche. Fra i massi a profondità bassissima, girano grossi cefali; verso 15 metri, c’è una falsa orlata, dove si incontra la cerniola.

Dimenticavo di dire che in tutta l’isola, sono frequentissime le murene di rispettabili dimensioni che s’affacciano dalle tane, e tanti polpi.

Se si prende molto pesce, c’è la possibilità di piazzarlo a buon prezzo oltre che nei ristoranti, presso privati, di solito villeggianti.

Per finire, ricordiamo che per chi pesca con le bombole, a Lipari c’è un centro di ricarica ARA.

Alle Eolie con 

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