L’album dei ricordi : la colonia marina dei patronati scolastici nell’isola di Vulcano (1949)

2222222222222222222 06.09.1949

Nella foto da sinistra le insegnanti Rinuccia Mirabito, Liliana Barbuto e un’altra collega )

di Massimo Ristuccia

Le colonie nascono come ospizi marini alla fine dell’800 per ospitare bimbi affetti da malattie tubercolari da curare con la talassoterapia e l’elioterapia, il mare e il sole avevano funzione curativa sui piccoli tanto da essere definiti ‘antitubercolari’.

Ne parla nel 1834 nel suo Manuale per i Bagni di Mare il Dottore Giuseppe Giannelli, la zona geografica di riferimento è quella della toscana, Viareggio in particolare. Nel libro l’autore fa dei cenni storici sull’uso dei bagni di mare, poi vi è l’aspetto medico – scientifico.

Per i tempi, viene esposto con ordine e chiarezza, scopo dell’autore è quello di essere utile ad ogni classe di persona. Gli editori si augurano che questo libro faccia nascere il desiderio da parte di altri Medici di scrivere altri testi in modo che così non si parli solo dell’aspetto  di svago e mondano ma si spieghino gli aspetti salutari dei Bagni di Mare, riconosciuti già dall’antichità.

Nel 1855 il Dr. John Bell di Filadelfia scrive il trattato “Treatise on Bathhs” dedicando 50 pagine al bagno marino richiamandosi alla tecnica, alle indicazioni ed alla scelta della stagione in rapporto al tipo di paziente.

Questa malattia si contraeva facilmente in contesti molto poveri e provocava la comparsa di rigonfiamenti dei principali nodi del sistema linfatico (scrofolosi). Si deve a Giuseppe Barellai (1813 ­ 1884) l’aver sostenuto, in una memoria letta all’Accademia Medico­ Fisica di Firenze nel 1853, l’assoluta necessità d’inviare al mare gli scrofolotici e i rachitici. Giuseppe Barellai dedicò trent’anni della sua vita  alla fondazione e alla propaganda delle colonie marine (Ospizi Marini, come venivano chiamate allora) con conferenze in tutta la penisola sulla validità della talassoterapia e della elioterapia.

La Grande Guerra peggiorò nel nostro paese le già precarie condizioni igienico-sanitarie delle classi più povere, in particolare quelle residenti in centri urbani industriali di media e grande dimensione La Croce rossa Italiana intensifica l’interesse per questo tipo d’iniziative e nel 1928 le colonie vengono affidate all’Opera Nazionale per la Maternità e l’Infanzia.

La funzione terapeutica prosegue anche negli anni trenta, in pieno regima fascista, quando a quella sanitaria si aggiunge la funzione educativa e di propaganda. Eliminata la funzione propagandistica, le colonie ebbero una nuova vita dagli anni cinquanta quando si optò per la funzione sanitaria e ricreativa, ma anche di risollevamento dei ragazzi dagli effetti del conflitto bellico, a cui vengono inviati bambini di tutte le classi sociali.

Verso la fine degli anni settanta si assiste alla dismissione e abbandono delle strutture che avevano ospitato fino a quel periodo centinaia di migliaia di piccoli provenienti da tutto il paese.

Nello specifico

LA COLONIA MARINA DEI PATRONATI SCOLASTICI

Durante il fascismo i patronati erano affidati all’Opera Nazionale Balilla e, successivamente, alla Gioventù Italiana del Littorio.

Furono ricostituiti al termine della seconda guerra mondiale con D.L.C.P.S. 24 gennaio 1947, n. 457 e ristrutturati con la legge “Gottelli” (L. 4 marzo 1958, n. 251). Né questi provvedimenti nè il successivo regolamento del 1961 riuscirono a risollevarne le sorti. Furono definitivamente soppressi, anche forse per un sopraggiunto benessere dopo la guerra, nel 1977 (D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616).

In alcuni casi erano costituiti da un insieme di volontari che attraverso lasciti, contributi e raccolta fondi sussidiano gli alunni bisognosi delle varie scuole.

I Comuni contribuivano alle casse del Patronato, che si occupava di fornire oggetti scolastici (libri, quaderni, eccetera), indumenti, refezione, assistenza educative durante le ore di pre e post scuola e sostenere le famiglie meno agiate e offrire un periodo di attività fisica e ludica.

Le colonie venivano classificate in base al luogo in cui erano situate: quelle marine erano le più diffuse e le più frequentate. Altro metodo di classificazione era in base al periodo di tempo che i bambini dovevano trascorrerci: Permanenti: con sola funzione curativa; venivano accettati bambini già malati (TBC, scrofola, rachitismo); la durata del soggiorno era dai 3 ai 6 mesi. Temporanee: con funzione preventiva o per bambini con problemi minimi; durata: dai 30 ai 40 giorni. Diurne: i bambini non pernottavano nella struttura: venivano prelevati al mattino e portati a trascorrere l’intera giornata nelle colonie; destinate soprattutto a bambini con problemi di denutrizione.

Area degli allegati

Share