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In ricordo di un’avventura con Don Nino Quadara, un personaggio !!

di Caterina Conti

la prof.ssa caterina Conti

la prof.ssa caterina Conti

Erano meno delle sette del mattino del 31 Dicembre di non ricordo quale anno. Improvvisamente entrò nella mia camera da letto Don Nino Quadara dicendo “Signura Caterina u tempu è bonu putimu iri a Vulcano”, e fu così che assonnata partimmo per Vulcano io, Don Nino ed il figlio Gaetano.

Dopo avere trascorso la mattinata ed una parte del pomeriggio a sistemare varie cose al momento di ritornare a Lipari ci accorgemmo che era arrivata una tempesta da ponente e che non vi erano più collegamenti tra Lipari e Vulcano. Dopo esserci guardati un poco in torno al porto nella vaga speranza di qualche altro mezzo di collegamento, tornando verso Ponente, recuperammo lungo la strada altri “naufraghi” come noi…Un trasportatore di Lipari con i baffi e quattro ragazzi francesi (3 ragazze ed 1 ragazzo) ai quali io dissi che potevo offrirgli un letto e una cena insieme. Arrivati  all’Hotel Conti dopo le 21:00 in cucina stavamo cercando appunto di preparare da mangiare quando improvvisamente in mezzo all’ululare del vento ed il rumore delle onde si sentì uno schianto terribile. Il mare aveva rotto i portelloni del bar/pizzeria “A Zammara” ed essendo entrato all’interno andava sconquassando tutto sbattendo i banconi e quant’altro da una parte all’altra dei muri.

scam svendita

Dopo poco andò via la corrente elettrica e rimanemmo in cucina ed in tutto l’albergo completamente al buio. Sembra facile ma non eravamo preparati e non avevamo neanche una candela. Dopo un attimo di sbigottimento cercammo di organizzarci. Mi ricordai che nel soggiorno vi era un camino e presa la carne che avevamo acquistato per la cena scendemmo, appunto, nel salone dove dopo vari tentativi riuscimmo ad accendere il fuoco, il tutto con il rumoreggiare del mare che sempre imperversava nel bar.

Va tenuto presente che dietro il nostro bar in diretta comunicazione abbiamo le dispense e vi erano, quell’anno, erano altri tempi, circa 100 cartoni di vino. Pensate alla mia disperazione…

Mentre i ragazzi cercavano di cucinare io a piedi nudi volevo capire la situazione del bar. L’acqua di mare era arrivata al quinto gradino. Quando io andai per mettere i piedi nell’acqua questa era gelida e dovevo infilare i piedi sotto un mare di pomice che copriva il tutto.

Don Nino si mise ad urlare “Signura Caterina facissi attenzione non facimu cumu lautra vota quannu u mari si purtò a diga foranea di Palermo chi si stava purtannu puru a lei o Portinenti.” (questa è un’altra storia)

Me ne risalii zitta zitta dai ragazzi e così cenammo. Intanto era passata la serata e avevamo superato la mezzanotte, a questo punto ognuno si diresse verso le proprie camere che i ragazzi con Gaetano avevano preparato.

Io salendo dalla scala retrostante il soggiorno dell’albergo camminando carponi per la forza del vento raggiunsi il muretto e guardai. Era forse il più bello spettacolo che io abbia mai visto in vita mia, il Faraglione era tra la schiuma bianca, vi era la luna piena e le ondate del mare, montagne, arrivavano sino al terrazzo dell’albergo. Scenario indimenticabile.

L’indomani mattina ci mettemmo tutti al lavoro, ragazzi francesi compresi, per cercare di limitare i danni in dispensa. Nel bar un massacro, non esistevano più nè porte nè finestre.

Verso le ore 11:00 arrivarono il Maresciallo Bottiglieri, che era rimasto anche lui bloccato, e Minicuzzo che con la barca era venuto a prenderlo. Cercammo di chiudere alla meno peggio il bar che comunque rimase semi aperto e tornammo a Lipari.

Quell’anno Attilio aveva deciso di aprire l’Hotel Giardino sul Mare per lavorare anche a Capodanno. Quello era un tempo felice: Attilio, Gianni, tutto il resto della famiglia Conti ed alcuni clienti stavano pranzando e quando arrivai con al seguito i quattro ragazzi francesi ci accolsero felici.

Però dopo poco arrivò l’equipaggio di una barca che veniva da Napoli e che a Stromboli tragicamente aveva, per la tempesta, perduto uno degli uomini dell’equipaggio !!

Dopo circa 6/7 mesi mi vidi recapitare un pacco che veniva dalla Francia, era un acquerello di Notre Dame inviatomi in dono dai quattro ragazzi francesi dei quali non ho mai conosciuto nè il nome nè l’indirizzo.

Anche questa è la vita.

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