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Il dirigente Candia : “Scuola – famiglia comunità educante”

Lettera aperta del dirigente scolastico Renato Candia

il dirigente scolastico , Renato Candia

il dirigente scolastico , Renato Candia

Cari genitori, care famiglie e cara comunità scolastica tutta, pur con un po’ di ritardo dovuto a quanto dirò tra poco, vorrei porgere anch’io, in qualità di Dirigente scolastico dell’I.C. ‘Lipari’, e dopo quanto le mie gentili colleghe delle altre scuole eoliane hanno già fatto per tempo, una piccola nota di buon augurio su quest’anno scolastico, foriero di molte novità ma caratterizzato anche da un inizio incerto e già affaticato.

Sento intanto l’obbligo di informarvi come la scuola, in generale, sia oggi a un punto di svolta importante. Tralascio gli aspetti amministrativi, a voi nascosti nella loro variegata mole di impegni per l’Istituzione, ma questo è stato l’anno de ‘La Buona Scuola’, ovvero della famosa Legge 107/2015, che ha appassionato prima di tutto per i suoi slogan.

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Certamente affascinante e abusato quello del nuovo ‘preside-sceriffo’, che ha fatto immaginare le scuole come potenziali luoghi di caporalato, di nepotismi e di prepotenze di ogni tipo. Presidi (Dirigenti scolastici) e sceriffi, tuttavia, nel bene e nel male sono entrambe figure preposte ad applicare regole e criteri di scelta, e di ciò ne portano oneri, onori e responsabilità: per tutti gli aspetti che vi riguarderanno direttamente, regole e criteri potrete trovarli sul sito web della scuola, potrete confrontarli e comprenderne le logiche di funzionamento. Nel caso vi venissero dubbi, potrete parlarne con gli insegnanti che operano direttamente nelle classi, a contatto quotidiano con gli alunni. Nel caso invece vi inquietasse invece il ‘potere di scelta’ del Preside sceriffo in relazione ai principi del bene e del male, ricordo che comunque la Legge resta sempre uguale per tutti e posso rassicurare in merito che sotto la giacca non porto e mai porterò, né revolver né stelle di latta: basterà che, in caso di necessità, richiediate come al solito agli uffici di segreteria un appuntamento e potrete incontrare il sottoscritto (assolutamente disarmato!) per qualunque vostra (reale) necessità.

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Parliamo di offerta formativa. La scuola di oggi fonda la propria offerta su un documento entrato in vigore nel 2012, che si chiama “Indicazioni Nazionali”. Questo documento ha sostituito integralmente i vecchi Programmi e non faccia assolutamente sentire invecchiati quei genitori (mamme e papà) che spesso, con qualche ansia per le apparenti difficoltà dei loro figli, esclamano ‘ma ai miei tempi non era così!’. Io, tendenzialmente, rispondo di solito con un bel ‘meno male!’, che non vuole essere irrispettoso, ma che al contrario, vuole evidenziare che i tempi cambiano, le condizioni evolvono e la scuola fa la sua parte, con la giusta consapevolezza. Le Indicazioni Nazionali ci dicono che oggi, agli alunni, non si chiedono più le somme mnemoniche dei contenuti che dovrebbero avere imparato nelle varie discipline (che possiamo comunque continuare a chiamare ‘materie’). Non soltanto almeno. La scuola, oggi, esercita gli alunni a saper usare quei contenuti, a farli propri, a metterli in relazione tra loro, a farne strumento delle proprie attitudini e del proprio progetto di vita. È su questo che oggi essi vengono valutati. Ed è questo che si intende oggi con l’espressione ‘apprendimento per competenze’. Mi auguro risulti evidente come il lavoro didattico sia ben più complesso rispetto alla scuola dei Programmi. Alla domanda “Ma allora non si insegna più a leggere, scrivere e far di conto?” si risponde allora “non solo, si insegna anche cosa farne di quel leggere scrivere e far di conto”.

La scuola di oggi disegna percorsi educativi sull’Inclusione, e possiede un Piano per l’Accoglienza di Istituto, pubblicato sul nostro sito web. L’Accoglienza è il progetto inclusivo della scuola, e comprende i percorsi personalizzati per tutti quegli alunni che manifestano qualche forma di svantaggio o di disagio, siano questi di natura fisica, psichiatrica, psicologica, sociale, caratteriale, emotiva, etc. Comprende anche istruzioni per i genitori, poiché il processo di inclusione (ma in genere quasi tutto l’insieme delle azioni didattico-educative) deve prevedere e realizzare la sintonia e la condivisione tra la famiglia e la scuola, superando i pregiudizi ma rispettando i ruoli. Il personale scolastico esercita una professione per la quale ha studiato ed ha acquisito titolo ed esperienza: quando capita di dover gestire rapporti conflittuali con le famiglie, il processo educativo si complica, la macchina formativa rallenta a tutto danno della vera unica e sola priorità del sistema istruzione, che è dato dagli alunni,  figli di queste stesse famiglie.

Una sfiducia pregiudiziale della famiglia verso la scuola è come la tela che Penelope faceva di giorno, mentre attendeva il ritorno di Ulisse, e disfaceva di notte, mentre con le sue sole forze combatteva i Proci, pretendenti usurpatori. La famiglia che sfiducia pregiudizialmente la scuola, magari coinvolgendo direttamente i propri figli, non fa che disfare la tramatura del processo educativo, e ciò crea negli alunni un profondo disorientamento poiché li priva della coscienza del sociale, della consapevolezza che in ogni comunità esistono ruoli e funzioni da rispettare poiché ciascuno di essi possiede (e deve possedere) precise ragioni d’essere. È un grave errore quello del genitore che si approccia alla scuola con le sole emozioni, così come lo è quello del genitore convinto che non vi siano ‘discorsi da grandi’, e magari quando deve parlare con un insegnante, o con il Dirigente scolastico, pretende di ‘accontentare’ il figlio o la figlia, rendendoli partecipi delle discussioni che li riguardano, quando ciò non sarebbe opportuno. La famiglia e la scuola che fanno Braccio di Ferro sono la messa in scena di un fallimento: finisce sempre che vince Poldo, quello che mangia i panini, immagine-metafora buffa per rappresentare affettuosamente quel tipo di alunno che, preso tra il genitore che lo difende e una scuola che lo maltratta, finisce per crogiolarsi impunito nel proprio limbo di disimpegno e di incosciente auto-referenzialità. Poche settimane fa, su un noto e diffuso quotidiano nazionale, il sociologo Ilvo Diamanti commentava un’indagine Ipsos che riguardava la percezione della considerazione che gli italiani hanno delle Istituzioni pubbliche nel nostro Paese: ebbene la scuola, nel cuore e nella mente degli italiani, viene al terzo posto, solo dopo Papa Francesco e le Forze dell’Ordine, manifestando, comunque, negli ultimi anni una costante tendenza alla crescita. Ciò non significa che la scuola non possa commettere errori di valutazione, ma non significa nemmeno che pure il genitore non li possa commettere: coltivare la fiducia reciproca significa coltivare il dialogo senza pugni sul tavolo, chiedere ed avere risposte, ma soprattutto, saperle ascoltare (sia le domande che le risposte). Questa è la natura specifica del nostro mestiere di insegnanti, lo facciamo tutti i giorni, in un rapporto reciproco insegnante-classe: a voi genitori chiediamo proprio questo, allargare questo modo di relazione e fare comunità educante, ciascuno nel proprio ruolo e nel rispetto del ruolo dell’altro, senza pregiudizi ma con una sana e vicendevole curiosità.

Potrei continuare a lungo (non escludo di farlo in qualche prossimo intervento): valutazione, orientamento, prevenzione, sicurezza, scuola digitale… tutti argomenti sui quali desidererei fare sempre più comunità con voi genitori. Un po’ di cose alla volta però, come ogni buon pranzo, sono più ‘digeribili’. Mi preme tuttavia evidenziare infine come la messa a regime di questa scuola riformata abbia prodotto all’inizio di quest’anno ritardi considerevoli nelle assegnazioni dei docenti alle scuole, che si sono a loro volta riverberati in continui riaggiustamenti dei tempi e delle modalità di svolgimento delle lezioni. Di ciò, come responsabile dell’intera ‘macchina-scuola’, desidero scusarmi, ma anche ringraziare sentitamente le famiglie per la pazienza e la comprensione dimostrate nell’affrontare con senso di comunanza le involontarie difficoltà, segnali questi che si interpretano positivamente come la volontà di continuare e consolidare una fattiva e reciproca collaborazione, per il bene di tutta la comunità scolastica.

A voi famiglie perciò, anche a nome di tutti gli insegnanti, di tutto il personale amministrativo e di tutti i collaboratori scolastici di questa Istituzione Scolastica, un felice, buono e proficuo anno scolastico 2016-17.

                                                                         IL DIRIGENTE SCOLASTICO

                                                                                    Renato CANDIA

 

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