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Miti e leggende : il 2 novembre ? E’ nato a Lipari

da L’EternoUlisse

di Giuseppe La Greca

Fu tra il 1000 e il 1009 che Sant’Odilone, abate di Cluny istituì la festività della commemorazione dei defunti e l’introdusse nei monasteri della sua giurisdizione. La festa si estese rapidamente in Francia e nei paesi nordici, mentre in Italia arriva nel secolo XIII e a Roma all’inizio del sec. XIV.

il dott. Pino La Greca

Pino La Greca

Le Eolie nel Medioevo erano le porte dell’inferno. Sono i fenomeni vulcanici che avevano ispirato le leggende sulle Plactai, Le pietre erranti, descritte nelle “Argonautiche”, o le “mura bronzee” nell’Odissea, che le trasformano, a seguito della ripresa dell’attività dell’ultimo vulcano attivo dell’isola di Lipari “Monte Pilato”, nell’ingresso in terra dell’oltretomba.

Il primo testo che parla dei fenomeni vulcanici di Lipari interpretandoli come effetti dell’inferno è San Pionio, un sacerdote di Smirne martirizzato sotto Decio (249-51). Il santo racconta che viaggiando per la Giudea, aveva visto oltre il Giordano terre devastate dal fuoco distruttore, dalle quali ancora si levava fumo e la terra era ridotta in cenere.

Esse attestavano l’ira di Dio contro gli abitanti che violavano i sacri doveri dell’ospitalità uccidendo gli ospiti. A questi due passi ne segue un terzo riguardante in particolare Lipari: (…) Tali cose hanno detto I Santi. Se qualcuno non lo crede, consideri l’isola di Lipari, la quale tanto si infuoca che fa anche ribollire il mare e fa naufragare le navi che vi si trovano sciogliendo la pece e si producono tremendi tuoni da quell’isoletta. Quando questi si producono, Lipari è scossa e trema.

E si innalza sabbia infuocata dal mare provenendo dal più profondo della terra e viene scagliata ad immensurabili altezze, viene trasportata dal vento che si trova a soffiare a va a cadere dove capita. Dicono anche questo, che, quando si sa che qualcuno empio ed iniquo ha lasciato questa vita, allora in questi luoghi si manifestano eruzioni di fuoco e tuoni, come se in essi fossero condannate le anime di costoro.(per approfondimenti vedi: Luigi Bernabò Brea, Le Isole Eolie dal Tardo Antico ai Normanni, Mario Lapucci edizioni del Girasole, Ravenna, 1988).

Sarà il Pontefice Gregorio Magno, che nei Dialoghi, scritti nell’ anno 594 mentre Roma è assediata dai Longobardi a confermare che le Eolie sono l’ingresso in terra dell’inferno, come già scritto dal prof. Giuseppe Iacolino in: http//www.eternoulisse.itmiti_leggende/vulcano_alba_2_novembre_festa_morti.html

Il Pontefice descrive al suddiacono Pietro le pene sempre più atroci destinate ai dannati, e poiché l’inferno viene pensato dentro la Terra, sono necessari anche dei luoghi di accesso: il papa confida a Pietro che dopo la morte le anime dannate vengono trasportate in Sicilia, su una nave. L’ Isola non è solo l’ingresso verso un altro luogo, è qualcosa di più inquietante. Perché è fra i suoi vulcani che si trova l’inferno, e non solo sull’ Etna.

Non è forse vero che i fenomeni vulcanici sono diffusi in tutta l’isola, più che altrove? Il loro moltiplicarsi, il progressivo ampliarsi dei crateri, indica senz’ombra di dubbio che l’inferno avanza. Per Gregorio la fine del mondo è vicina, bisogna prepararsi senza indugi. Il papa si sofferma su una storia che garantisce vera, ascoltata da un eremita testimone del prodigio: il sant’uomo aveva visto un corsiero demonio correre verso Lipari per gettare nel cratere ardente nientemeno che l’anima di Teodorico, re goto colpevole di non avere perseguitato l’eresia ariana: leggenda che attraverserà i secoli per arrivare a Giosuè Carducci, e nelle Rime nuove il nero destriero dagli occhi di brace con in groppa Teodorico di nuovo volerà dalla gentile Verona all’infernale Lipari. Arrivato sull’ orlo del vulcano,

(..) Muggia a basso il tosco mar.
Ecco Lipari, la reggia
Di Vulcano ardua che fuma
E tra i bòmbiti lampeggia
De l’ardor che la consuma:
Quivi giunto il caval nero
Contro il ciel forte springò

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