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Giacomantonio: l’Amp per salvare la piccola pesca

di Michele Giacomantonio

La pesca artigianale e le Aree Marine Protette

Michele Giacomantonio

Michele Giacomantonio

In un precedente intervento ho già detto che invece di parlare in astratto di Aree Marine Protette sarebbe bene che si cominciasse a discutere quale AMP vogliamo e innanzitutto con quale Comitato di Gestione, Regolamento, con quali obiettivi, con quale zonizzazione e perimetrazione. E bene ha fatto il Sindaco ad aprire tavoli specifici di consultazione in questa prospettiva evitando grande ammucchiate dove si da fiato alle trombe e non si conclude mai nulla.

Si faccia un esempio a proposito della pesca. Non è di poco conto se l’obiettivo dell’AMP delle Eolie sarà solo quello di garantire la biodiversità salvaguardando la fauna e flora marina dal rischio dell’impoverimento fino alla scomparsa, oppure anche quello di promuovere il ripopolamento del nostro mare e di tutelare la piccola pesca artigianale dei residenti nei confronti della pesca industriale ed anche di quella sportiva e da diporto.

Qualche anno fa si tenne a Porto Cesareo (30-31 ottobre 2008) un interessante Workshop su “Pesca e gestione delle Aree Marine Protette” promosso dall’Area Marina Protetta di Porto Cesare e dal Laboratorio di Zoologia e Biologia Marina (DiSTeBA) dell’Università del Salento con la socializzazione di  importanti esperienze.

Così a proposito della collaborazione dei pescatori ricchi della loro esperienza nelle  attività di presidio e monitoraggio ambientale oltre che di sorveglianza  collaborando alla conservazione ed al miglioramento della qualità ambientale. Ecco alcune di queste esperienze:

• Pulizia dei fondali in 20 fra AMP ed aree costiere dei Parchi

• Caratterizzazione batimorfologica, fisico-chimica e biologica delle AMP di Capo Rizzuto e Capo Gallo

• Realizzazione di corsi di formazione per il pescaturismo in 10 AMP

• Sperimentazione di attrezzi tradizionali e più selettivi e miglioramento della qualità dei prodotti nelle Isole Egadi

• Ripopolamento di crostacei nell’AMP di Capo Gallo

• Interventi finalizzati all’ottenimento del consenso dei pescatori e coinvolgimento nella pulizia dei fondali nell’AMP del Plemmirio

• Diffusione internazionale e valorizzazione locale delle esperienze di pescaturismo nell’AMP di Capo Carbona e nel P.N. dell’Asinara.

Una delle verità che sono venute in luce in questi lavori è che la piccola pesca produce più della metà del catturato annuale mondiale dei prodotto ittico di mare stimato in oltre 100 milioni di tonnellate, fornendo la maggior parte del prodotto consumato nei paesi emergenti.

Però molti degli ecosistemi da cui la pesca artigianale dipende stanno mostrando evidenti segni di sofferenza come conseguenza della sfruttamento eccessivo delle industrie della pesca e della degradazione degli habitat.

In molti paesi la pesca industriale è stata sistematicamente favorita spesso a detrimento sia dei pescatori artigianali sia delle risorse ittiche da cui dipendono, creando conflitti importanti tra i due settori. E questo malgrado sia generalmente riconosciuto che la pesca artigianale ha un ruolo determinante presso le comunità locali, per le sue implicazioni di carattere sociale, economico, biologico ed ambientale. Anche la FAO, che definisce il mestiere del pescatore artigianale come quello più pericoloso al mondo, nel suo Codice di Condotta per una Pesca Responsabile conferma la grande importanza di questo settore sull’occupazione, sulla sicurezza alimentare, sulla cultura delle comunità litoranee.

Diversamente da altri mestieri del settore, la piccola pesca è meno documentata e studiata, questo a causa di una relativa difficoltà di monitoraggio per i numerosi punti di sbarco, per la sua attività spesso irregolare e stagionale e per la commercializzazione del prodotto spesso orientata verso mercati locali. A questo si associa la mancanza di elementi per una valutazione del reale sforzo di pesca e dell’impatto del prelievo sulle risorse biologiche di habitat sensibili come quello costiero.

La piccola pesca può essere invece ritenuta un’attività all’avanguardia sia sul criterio della sostenibilità, che su quello ecologico ed economico; basti pensare che un attrezzo da pesca artigianale ha un costo medio mille volte inferiore a quello di un attrezzo della pesca industriale e per quest’ultima le catture accessorie sono sino a 20 volte superiori a quelle della piccola pesca; inoltre i consumi di carburante della grande pesca sono circa 15 volte superiori e la cattura per unità di combustibile in piccola pesca risulta notevolmente più abbondante. La pesca artigianale è caratterizzata anche dall’alta selettività specie-specifica che consente ai pescatori di gestire con oculatezza e responsabilità le risorse; inoltre si aggiunge un buon indice di redditività dovuto alla bassa capitalizzazione e quindi alla relativa incidenza degli ammortamenti ed a un consumo relativamente limitato di carburante.

La piccola pesca è una delle grandi ricchezze del Mediterraneo, una realtà di tradizioni strettamente legate al territorio da proteggere e valorizzare.

Eppure proprio la piccola pesca è oggi a rischio di estinzione. Una indagine su tre comunità di pescatori presso le AMP di Porto Cesareo (Puglia), Portofino (Liguria) e Tavolara-Punta Coda Cavallo (Sardegna) hanno rivelato un’età piuttosto elevata degli addetti (classi di età più frequenti tra i 50 e 70 anni). Percentuali comprese tra il 50 e l’80% dei pescatori in attività provengono da famiglie di pescatori. Per contro, la propensione dei figli a continuare il mestiere dei padri è bassa, compresa tra il 10 ed il 40%.

Contro il rischio di estinzione di queste categorie proprio le AMP  possono rappresentare un’occasione straordinaria per invertire questo trend .

Come?

1) adottando misure per la conservazione della diversità culturale delle comunità locali (incluse quelle dei pescatori)

2) stabilendo incentivi per promuovere attività ecologicamente ed economicamente sostenibili (e.g. pesca-turismo, commercializzazione del pesce povero e di prodotti alimentari tradizionali conservati) ed integrare così il reddito derivante dalla pesca, attività dura ed imprevedibile per definizione (quantità e qualità delle catture non programmabile, giornate di mal tempo).

 

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