Giacomantonio : la commemorazione dei defunti nasce a Vulcano

Riceviamo da Michele Giacomantonio e pubblichiamo:

Caro Direttore,

Michele Giacomantonio

Michele Giacomantonio

sul suo “Giornale di Lipari” del 2 novembre scorso è apparso uno scritto dell’amico Pino La Greca dal titolo “La commemorazione dei defunti nasce a Lipari” che mi era sfuggito. Ho quindi potuto leggerlo con ritardo e vorrei fare alcune considerazioni giacché dell’argomento me ne sono occupato nel mio libro “Navigando nella storia delle Eolie” e ripreso sul sito www.archiviostoricoeoliano.it sostenendo che l’isola in questione è Vulcano in linea d’altronde con quanto scrive Iacolino (“Le isole Eolie nel risveglio delle memorie sopite . Il primo millennio cristiano, Milazzo, marzo 1996, pag.236) mentre Bernabò Brea si limita a dire che se anche “il nome dell’isola non è indicato, la sua identificazione con Vulcano o con Lipari appare evidente”(Le isole Eolie dal tardo antico ai Normanni”, Ravenna, gennaio 1989, pag.45).

Non ha dubbi Pino Le Greca invece, e identifica l’isola di cui si parla, tout court, con Lipari e scrive: “Racconta il monaco Jotsuald (sec. XII) nella biografia del santo abate: un monaco che tornava da Gerusalemme, sostando in una delle Eolie, molto probabilmente Lipari (dove era ancora attivo il vulcano di Monte Pelato), trovò qui un eremita il quale gli disse che dentro un vicino vulcano ardente erano punite le anime purganti, le quali invocavano preghiere dai vivi”.

Purtroppo non viene spiegato perché sia più probabile che l’isola in questione sia Lipari. Perché vi era attivo il vulcano di Monte Pelato? Ma di isole con vulcani attivi ve ne erano allora nelle Eolie almeno altri due : Vulcano e Stromboli. Inoltre il racconto fatto da San Pier Damiano ( che visse nell’XI secolo) che sicuramente è precedente a quello di Jotsuald è detto che il naviglio del religioso che tornava da Gerusalemme “sospinto da orrendi e furiosi venti, approdò ad un’isola, o scoglio, dove viveva tutto solo un santo servo di Dio”. Lipari completamente disabitata per colpa del vulcano? Lo stesso Bernabò Brea che sostiene la tesi dello spopolamento non arriva a tanto…

Forse un’altra vicenda, accaduta sempre nell’alto medievo potrebbe aiutarci a capire meglio la situazione. Dalle Eolie, infatti, era passato un altro personaggio illustre il monaco Willibald di Essex nel 729 che diventerà vescovo e sarà poi canonizzato santo. Willibald alle Eolie era venuto per vedere le porte dell’inferno. Nel suo racconto, dettato personalmente, parla esplicitamente di Vulcano aggiungendo che il vulcano eruttava anche una polvere bianca come la neve. Proprio questo particolare portò Bernabò Brea a eccepire che la descrizione non lasciava dubbi e si riferiva non a Vulcano ma al Monte Pelato , infatti  il cratere di Vulcano “ non ha mai eruttato bianchissime pomici galleggianti, ma piuttosto nerissime ceneri o materiali tefritici più pesanti, di diversi colori” ( op. cit. ,pag.43). Inoltre proprio la recrudescenza dei fenomeni vulcanici aveva di fatto resa l’isola quasi disabitata essendosi in molti, compreso il Vescovo, trasferiti nella vicina Salina.

Una situazione quella in cui si trovò Willibald molto diversa infatti si parla della scalata ad un monte dove si era aperto un cratere che eruttava polvere bianca. Difficilmente si potrebbe obiettare alle conclusioni del Professore .
Eppure questa tesi viene fortemente contestata da Edward Kislinger ( E.Kislinger, La storia di Lipari bizantina riconsiderata, in v. Giustolisi, Alla ricerca di Lipari bizantina, Palermo, 2001, pagg 13-20) con osservazioni che se rimangono dubbie per l’isola di Willibald, potrebbero, invece, aiutarci a capire quale fosse l’isola di cui parlano Jotsuald e San Pier Damiano.

Secondo il professore austriaco la vita urbana a Lipari conobbe in epoca giustinianea soltanto una breve eclissi provocata dall’eruzione Monte Pelato-Rocche Rosse come dimostrano le monete trovate negli scavi archeologi della città bassa al disopra dello strato di tefra. Quanto  alla datazione dei resti organici a mezzo del carbonio esse non vanno prese in senso troppo stretto infatti lo stesso Keller ha riconosciuto possibile una eruzione di pomice ed ossidiana dal Monte Pelato già nel VI secolo. Quindi Willibald, secondo Kislinger, è stato a Vulcano dove, al più tardi verso la metà del VII secolo, cominciò un’attività vulcanica che durò addirittura fino al IX secolo e può darsi che  il monaco, che ha dettato le memorie del viaggio alcuni decenni dopo, abbia collegato a posteriori nel ricordo la pioggia di cenere grigia e pietre di Vulcano con la pomice vista a Lipari. Willibald non poteva confondere Vulcano con Lipari, conclude lo storico austriaco, perché le leggende su Vulcano porta dell’inferno erano già patrimonio dei pellegrini dell’VIII secolo.

Inoltre che la comunità liparese non si fosse estinta, almeno sino all’VIII secolo stanno a dimostrarlo oltre al ritrovamento delle monete di cui si è detto  anche la presenza di un vescovo Pellegrino al sinodo Romano del 649 e di un Basilio al secondo sinodo di Nicea del 787.

Tutto questo mi porta a concludere che non mi sembra che esistano ragioni sufficienti per spostare da Vulcano a Lipari l’isola alla base della nascita della commemorazione dei defunti il 2 novembre.
Ringraziandola per l’ospitalità, ti porgo, caro Direttore, i più cordiali saluti

Michele Giacomantonio
Lipari, 9 novembre 2018

La commemorazione dei defunti nasce a Lipari

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