GAL e Area Vasta: una concreta e sostenibile ipotesi di formazione per il governo territoriale

di Roberto Sauerborn

Roberto Sauerborn

Roberto Sauerborn

L’espressione «enti di area vasta» viene fuori con il Ddl di riforma costituzionale varato dal consiglio dei ministri lunedì 19 febbraio 2016. Il Ddl, che elimina dalla costituzione la parola «Province», ha inserito questi nuovi enti che di fatto sono gli eredi delle amministrazioni provinciali, la cui competenza è esclusiva dello Stato. Ed enti di area vasta sono proprio le amministrazioni provinciali “rivedute e corrette” previste dal Ddl Delrio, approvato il 25 febbraio 2016 in via definitiva dalla Camera, che ha lo scopo di svuotare le competenze delle attuali Province in attesa della riforma della costituzione. Tutto questo oltre lo stretto.

Da noi, al di là di poter leggere dell’argomento in occasione di un qualche convegno sporadico, se ne sono persi sia il filo che la matassa.

Pertanto, l’area vasta rimane un elemento utopico su cui politici, pensatori o gli studenti di urbanistica e non solo, potranno continuare a esercitarsi per il godimento chi dei lettori, chi dei loro docenti.

Ed altrettanto possiamo continuare a fare noi, operatori dello sviluppo sostenibile di tipo partecipativo, che ne scriviamo ma anche tentiamo (inconsciamente?) di attuarne la logica nell’ambito dei (ahinoi, miseri) piani di azione locale che ad ogni periodo di programmazione vengono proposti da cospicui ambiti territoriali, insiemi di territori che racchiudono anche centinai di migliaia di abitanti.TARNAV SET

Ma, questa limitazione amministrativa siciliana non ci toglie il desiderio di pensare in maniera vasta e, in tale prospettiva, proporre percorsi futuri di sviluppo con le azioni che progettiamo e attuiamo.

I GAL, nei fatti, sono “enti di area vasta” di portata sub-provinciale ma con, a mio modesto avviso, una marcia in più rispetto ai “soliti” organismi partecipati che è quella dell’apporto dei privati nelle strategie di sviluppo con un loro ruolo di peso nella governace.

Tale particolare fattispecie di organismo pubblico-privato, basato sullo sviluppo sostenibile, meriterebbe sia un maggior interesse da parte dei gestori economici e politici, che una più puntuale e diffusa divulgazione conoscitiva con il diretto coinvolgimento delle istituzioni formative che, in Sicilia, sul tema non sono state sino ad oggi particolarmente attente.

Così un appello per un progetto condiviso con quanti vogliono fare sviluppo sostenibile concretamente e costituire dal basso quel livello amministrativo e decisionale intermedio per farne argomento di lavoro per una governance sostenibile e condivisa.

Tale livello consentirà ai piccoli comuni di proporre soluzioni anche infrastrutturali condivise ed utili senza essere ostaggio di decisioni metropolitane e/o governative non condivise.

Un livello decisionale reale di area vasta e che metta in moto un sistema di relazioni coinvolgendo il territorio in maniera ramificata su vari livelli a partire dai piccoli comuni.

Ed il GAL anche come struttura è un luogo anche fisico dove incontrarsi per discutere e presentate progetti, proposte; dove amplificare la voce del territorio.

È una idea su cui lavoriamo da tempo assieme ad altri professionisti e istituzioni e che, oggi, potrebbe prendere forma e sostanza, anche oltre il nostro comprensorio, grazie agli strumenti che proprio il PSR Sicilia ci offre e che in alcuni PAL sono stati previsti come nel nostro.

Si tratta di prendere coscienza che l’Area Vasta, di fatto, esiste giá senza che abbia bisogno di essere decretata da una legge.
Ed esiste già anche lo strumento di programmazione per avere e dare delle risorse all’area vasta; si chiama ITI.

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L’investimento Integrato Territoriale (ITI) è “un nuovo strumento attuativo che consente di riunire le risorse di più assi prioritari di uno o più programmi operativi per la realizzazione di interventi multi-dimensionali e intersettoriali e si caratterizza per la previsione di un regime di gestione ed attuazione integrato. L’ITI può rappresentare uno strumento ideale per sostenere azioni integrate nelle aree urbane perché permette di coniugare finanziamenti connessi a obiettivi tematici differenti, prevedendo anche la possibilità di combinare fondi di assi prioritari e programmi operativi supportati dal FESR, dall’FSE e dal Fondo di coesione. Un ITI può anche essere integrato da aiuti finanziari erogati attraverso il FEASR o il FEAMP”.
A livello nazionale l’Accordo di Partenariato individua l’ITI quale strumento privilegiato per l’attuazione della Strategia per le Aree Interne; con riferimento invece alle modalità organizzative dell’Agenda Urbana l’Amministrazione pubblica individua la possibilità di avvalersi dell’ITI, quantunque questo sia ritenuto uno strumento residuale da utilizzare solo nel caso in cui la declinazione dell’Agenda Urbana sia concentrata su poche aree target e a condizione di un efficace percorso di co-progettazione.

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È uno strumento potente e utile, che in Sicilia è stato snobbato, eppure avrebbe permesso di risolvere il problema dell’assenza della “vecchia” provincia e coadiuvare le aree metropolitane nelle scelte più congruenti con le reali esigenze dei territori.
Ma questo è compito della politica e del governo che deve avere capacità ma, innanzitutto, voglia di fare e di ricorrere a donne e uomini capaci e dotati di una visione quanto più concreta possibile.

Purtroppo, ciò non avviene e così continuiamo a leccarci le ferite e a pietire risorse e mezzi che, saranno restituite (ove non rimodulate per fare finta di aver raggiunto la spesa).

I gal hanno risorse ma sono limitate e possono servire per partire, poi sta a noi rimboccarci le maniche per amplificare i risultati e gli obiettivi, come facciamo e faremo.

Ma, bisogna confrontarsi, fidarsi e cercare di vedere oltre. Oltre il nostro limite temporale.
Pensare in termini di lustri, di decenni per il futuro dei nostri figli senza pretendere di vedere quello che seminiamo e che sarà sicuramente raccolto da chi verrà dopo di noi: da chi avremo il piacere e la ventura di formare con una visione sostenibile.

Nelle prossime settimane avvieremo, come da Statuto, il Forum del Partenariato del GAL Tirrenico, che sarà la base su cui riprendere il discorso di “area vasta” tirrenica, a cui inviteremo a partecipare, in maniera trasversale, tutti gli attori del territorio : scuole, università, aziende, politici, associazioni, ordini professionali, enti locali, i cosiddetti stakeholder.

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Parleremo di infrastrutture, di Borghi, di cammini, di archeologia, di innovazione tecnologica, di riforma urbanistica e amministrativa.
Potrà essere il luogo dove nascono proposte di legge che si dibatteranno in prima istanza per poi presentarli a livello regionale e/o nazionale avendone parlato e discusso con i deputati, sindaci, gli assessori, i consiglieri in momenti di costruttivo confronto.

L’idea è che per una “area vasta” servono organismi di governance intermedi come i GAL che, di fatto, sono ad un livello di governance utile per connettere i comuni al luce dell’assenza delle province.

I GAL quali laboratori di cultura, di innovazione, di formazione, di idee, di proposte di governo e gestione amministrativa.

Organismi che formino artigiani della cultura sostenibile e i Gruppi di Azione Locale, proprio per la loro genesi e modalità di gestione e funzionamento quali organismi intermedi riconosciti dalla UE, rappresentano il livello intermedio oggi mancante per un concreto avvio delle aree vaste.

Roberto Sauerborn

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