Etna – Eolie, vulcani a confronto

579282_687485541271323_1581105288_ndi Giuseppe Ciminato

Due aree vulcaniche messe a confronto: l’Etna e l’arcipelago eoliano. Molto vicini dal punto di vista geografico ma appartenenti a differenti sistemi di risalita del magma.

L’ Etna è un grande vulcano basaltico, ricopre un’area di circa 1250 kmq e raggiunge i 3350 m di altitudine, rappresentando il monte più alto della Sicilia e il vulcano più alto d’Europa. Situato in corrispondenza della collisione della placca euroasiatica con quella africana, il suo vulcanismo di natura basaltica è legato ad una megafaglia (ad orientazione NNW-SSE), denominata Scarpata Ibleo-Maltese, che disloca il sistema crosta-litosfera permettendo, nella sua estremità più a nord (Mt Etna) la risalita del magma dal mantello. Recenti indagini hanno indicato che l’intero fianco del vulcano che guarda verso mare sta (molto lentamente) scivolando verso sud-est a seguito di una superficie di scollamento (distacco di una massa rocciosa superficiale dalle rocce sottostanti) profonda, questo rappresenta un’ importante ruolo nell’evoluzione vulcanologica e nella sua attività eruttiva, in quanto permette al magma facili vie di penetrazione laterale e la formazione di dicchi nel corpo del vulcano.

L’Etna alterna periodi di riposo a periodi eruttivi, caratterizzati prevalentemente dall’emissione di ceneri che spesso causano disagi per il traffico aereo dell’aeroporto di Fontanarossa, e talora per le coltivazioni agricole; da effusione di colate laviche, particolarmente pericolose quando vengono emesse dai crateri di bassa quota; da un’attività Stromboliana, a volte violenta o Parossistica (come l’eruzione del Nuovo Cratere di Sud-Est, del 11-17 novembre scorso (foto in alto), dell’area sommitale). I meccanismi eruttivi sono sistematizzati come: emissioni di limitati volumi di lava a bassa portata dai crateri sommitali o dai punti di emissione prossimi ai crateri sommitali (eruzioni terminali o sub-terminali). Si tratta di un’attività spesso di lunga durata (anche anni) e fortemente discontinua, accompagnata spesso da fenomenologie stromboliane più o meno intense a carico dei crateri sommitali. Eruzioni laterali eccentriche con tassi eruttivi relativamente alti o molto alti e di durata limitata. Si tratta di una attività associata a fessure eruttive che spesso vedono, insieme, l’effusione di colate laviche ed un’attività stromboliana.

L’arcipelago eoliano è riconosciuto come un arco insulare vulcanico facente parte di un sistema arco-fossa (Barberi et al., 1973) nel quale la subduzione rappresenta il margine tra la placca Eurasiatica (ad Ovest) e quella Africana (ad Est), ed è localizzabile parallelamente alla costa ionica della Calabria. Dai dati di carattere geofisico e strutturale, emerge che nella zona centrale dell’arcipelago l’alimentazione vulcanica è legata ai movimenti di una faglia trascorrente destra (orientazione NNW-SSE) denominata Tindari-Letojanni, che sembrerebbe, dopo la propagazione verso nord della faglia litosferica circa 200.000 anni fa, aver riattivato un sistema di graben (porzione di crosta che collassa a causa del sistema di faglie) lungo la quale si sono sviluppati Lipari, Salina e Vulcano. Ad Ovest di questa linea il vulcanismo è estinto, mentre ad Est persiste a Panarea, con un’attività di degassamento sottomarino, e su Stromboli.

Vulcano 20 km dalla costa siciliana è la più meridionale delle isole dell’arcipelago, dall’ultima eruzione del 1888-1890 è entrato in uno stato di diffusa attività fumarolica, ben visibile sulla spiaggia di Porto di Levante e sul cratere della Fossa di Vulcano, accompagnata da terremoti e da rigonfiamenti dei fianchi del cono. Questa fase ha manifestato, in diversi periodi, variazioni della temperatura fumarolica, raggiungendo un picco durante gli anni ’90, facendo rilevare quasi 700 °C, poi andata lentamente a diminuire assestatosi tra i 400-450 °C. Almeno fino ad oggi, queste variazioni di temperatura non preannunciano una escalation verso condizioni eruttive. L’eruzione del 1888-1890 ha presentato caratteristiche tali da poter giustificare l’introduzione dell’espressione “eruzione vulcaniana” per classificare tutte le eruzione con caratteristiche similari. Le eruzioni vulcaniane sono caratterizzate dalla successione di brevi e violente esplosioni, ad intervalli di minuti od ore, causate dall’iniziale distruzione esplosiva di una vecchia ostruzione lavica (plug) per incremento della pressione dei gas vulcanici; ostruzione poi sostituita dall’arrivo di nuovo magma molto viscoso, con nuovo incremento della pressione dei gas e nuova esplosione, e cosi via. Considerate le alte pressioni necessarie per la frammentazione del esplosiva del plug, la velocità del tratto iniziale della colonna eruttiva può essere supersonica, anche se decade rapidamente per attrito con l’atmosfera. Si formano così piccole colonne eruttive a carattere pulsante dalla tipica forma a cavolfiore e con grande dispersione di prodotti fini e caduta balistica di blocchi e bombe in prossimità del vulcano. Si verificano quindi collassi ripetuti della colonna transiente con conseguente formazione di flussi piroclastici (emulsioni di gas-particellato fine ed incandescente) che scorrono sui fianchi del cono ad alta velocità e con imponenti effetti distruttivi.

Stromboli un grande stratovulcano a condotto aperto che si eleva dalla profondità marina di circa 2000 m fino ai 924 m s.l.m. di Vancori. La sua persistente attività vulcanica sommitale è caratterizzata da impulsivi lanci balistici, di blocchi o scorie, causati dalle continue esplosioni magmatiche che ne regolano i normali processi di degassamento e da una emissione costante di gas e vapori. Questa attività, definita come normale attività stromboliana, viene talora a modificarsi durante periodi di crisi eruttive particolarmente intense, con emissione di colate di lava e drastico incremento dell’attività di degassamento esplosivo. Le crisi eruttive di carattere esplosivo vengono distinte in: parossismi esplosivi ed attività stromboliana violenta. Nei parossismi esplosivi si verifica un brusco incremento del tasso di emissioni gassose e la contemporanea espulsione balistica di blocchi litici, lapilli e ceneri presenti alla basa e sulle pareti del cratere. Durante le fasi di attività stromboliana violenta, invece, si verifica una emissione pulsante ad alta energia di materiale piroclastico incandescente dovuta alla frammentazione esplosiva del magma nel condotto, emissione talora accompagnata dalla espulsione di rocce strappate dalle pareti del condotto vulcanico, ed a episodiche fontane di lava. Quest’attività è responsabile della sporadica formazione di valanghe ardenti nella Sciara del Fuoco, causate dall’accumulo di scorie incandescenti su aree circoscritte ed con forte pendenza.

Il quadro dei più importanti vulcani siciliani è chiaro. La straordinaria bellezza e le dimostrazioni della forza della natura ogni anno attraggono numerosi visitatori da tutto il mondo; basta digitare su internet “tour vulcani sicilia” per comprendere quanto, i vulcani, contribuiscano nell’economia siciliana.

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