Tarnav collegamenti veloci

E’ morto Filippo Pinnizzotto

FILIPPO PINNIZZOTTO

E’ deceduto Filippo Pinnizzotto, collega della Gazzetta del Sud. Lo ricordiamo oltre che per la sua professionalità per la sua grande umanità. Ciao Filippo ! Di seguito un toccante ricordo di Nuccio Anselmo

Padiglione D3 camera mortuaria. Il Policlinico è deserto di sabato. Poche auto nel sole sbiadito di settembre graffiate dal silenzio che una porta sbattuta interrompe all’improvviso. Sei messo qui dentro con un vestito scuro e non c’è stato nessun omicidio, non ci sono storie non c’è niente di niente. Ma quale omicidio poi, non puoi scrivere più, non puoi pontificare sui tempi che quando la cronaca era cronaca e ora siete tutti scassapagghiari. Lì, sdraiato, col vestito scuro. Quante volte siamo andati davanti a questo palazzotto coi muri sfaldati per scrivere di un colpo di pistola che ha centrato la vittima senza scampo, porca miseria Filippo non capisco che cosa hai fatto mi avevi chiamato due giorni fa per una notizia da pubblicare rinale che non sei altro mettila in cronaca con la foto. Qua seduto davanti a te che non puoi scrivere. E di notizie ne hai scritte tante. Come quella volta che hai alzato il culo dalla sedia per andare a raccontare del ponte di Terme Vigliatore che era crollato anche se non ti toccava. In prima fila. Sempre da cronista. Una sicurezza. Una roccia inossidabile d’acciaio giornalistico. Vent’anni insieme non si dimenticano. Mi guardavi le spalle in redazione e nella vita. Il tuo vestito di velluto marrone Visconti di Modrone in Tribunale e la camicia a quadri con la cravatta pesante invernale e la borsa di pelle, che poi la notizia te la devi cercare bene e te la dà pure un usciere meglio di qualche altro, io ci andrei cauto che ancora non è stato condannato, vuoi vedere che la sentenza stasera non esce? Quando il Messina era in serie A le nostre domeniche erano un rito. U palluni è strano sai. Ti passavo a prendere all’una che Irene mi ha fatto mangiare e ora devo digerire, passavamo dallo svincolo di S. Filippo col pass rosa e ci sedevamo sempre accanto per quei meravigliosi novanta minuti infiniti di Zampagna grandoperaio, la partita “molto importante” di mister Mutti e Riganò piccolo muratorino liparoto, senti vedi che il Milan quest’anno non ingrana, devo scrivere le pagelle non mi fare parlare. È passato tutto. Ma è rimasto tanto. Ora sei qua davanti col vestito scuro, la cravatta non la stringevi mai troppo perché ti dava fastidio il nodo. Padiglione D3 del Policlinico Universitario. Camera mortuaria d’omicidio mancante per forza maggiore. È stato bello stare insieme in tanti anni di cronaca e di sport. Ciao carissimo fratello Filippo. Prima non riuscivo a scrivere nulla, perdonami, ora ho pontificato inutilmente pure io per sfogarmi. Ciao carissimo fratello Filippo.

Share