Davide Cortese e il suo “vientu” di poesie per gli eoliani

vientuPer celebrare i 20 anni dal suo primo libro di poesie ( era il 1998 quando uscì la silloge “ES”) e i 25 anni dalla prima antologia in cui sono apparse per la prima volta delle sue poesie ( l’antologia
del Clun Unesco “200 giovani poeti europei in nove lingue” è del 1993) Davide Cortese, poeta, scrittore e artista eoliano, ha
dato alle stampe un libro di poesie in dialetto dedicato alle amate Eolie e “agli eoliani di sempre”.

La raccolta si intitola VIENTU ed è stata pubblicata dalla casa editrice romana Progetto
Cultura con prefazione di Gian Piero Stefanoni, poeta e critico letterario. L’autore di Lipari non è
nuovo ad operazioni volte a tutelare e diffondere il patrimonio culturale delle Isole Eolie, ricordiamo
la sua tesi di laurea, conservata al Centro Studi eoliano, sulle “Figure meravigliose nelle credenze
popolari eoliane”, il suo cortometraggio “Mahara”, ispirato da una leggenda eoliana, la videopoesia
“ANUDA”, (fruibile su Vimeo) anch’essa in dialetto eoliano e la monografia “I MORTICIEDDI –
Morti e bambini in un’antica tradizione eoliana” (Edizioni Progetto Cultura, Roma). Ricordiamo
inoltre la suggestiva installazione “L’albero delle parole da salvare” ideata dal poeta per “La notte
delle stelle” e realizzata con “I ragazzi del ponente”, una suggestiva installazione a Chiesa Vecchia volta a valorizzare e tutelare le parole del nostro dialetto a rischio di
estinzione.
Un estratto della prefazione di Gian Piero Stefanoni: “Figura curiosa e vivace quella di Davide Cortese,
autore conosciuto e apprezzato per la
sua poesia in lingua soprattutto e per i suoi racconti. Ora però abbiamo l’occasione nella
ventina di testi qui presentati di poterlo leggere nel dialetto della sua terra (o dovremmo
forse dire del suo mare), le Eolie, e di essere investiti dalle onde e dai profumi di una
favola vivaddio antica per le spine e la letizia delle sue suggestioni. Poeta dotato di forte
capacità evocativa accompagnata a una altrettanto sapiente intelligenza di prossimità, ci
strattona e ci fa camminare con lui tra gli spazi luminosi e bui di una storia infinita,
quella di un’isola (Lipari) e dei suoi uomini nel dominio di un mare cui si può venire a
patti soltanto lasciandosi permeare e ricreare continuamente, nella bontà di una metafora
che finisce col fare di quegli stessi uomini, di quel mare, reciprocamente annuncio e luce. […]”
Una poesia tratta dalla raccolta “VIENTU” (seguita, come tutte le poesie del libro, dalla traduzione in
italiano):
EOLIANU

Appartiegnu e cieusi russi, e fìlici, a raggìna.
Sugnu da fògghia tunna du càppiru,
du jancu e viola du ciùri sua.
Sugnu da salamìda e du vulcanu.
Appartiegnu o suli,

a rina nìura, o mari, a medusa,
a pùmmici c’un affunna,
all’ossidiana chi tratteni u scuru.
All’isuli mia, o blu.
Iò appartiegnu o blu.
Appartiegnu o luci,
a stati, e ruvetta, e muri.

Appartiegnu o vientu,
a chiddu c’on mori.

E O L I A N O
Appartengo ai gelsi rossi, alle felci, all’uva.
Sono della foglia tonda del cappero,
del bianco e viola del suo fiore.
Sono del geco e del vulcano.
Appartengo al sole,
alla sabbia nera, al mare, alla medusa,
alla pomice che non affonda,
all’ossidiana che trattiene il buio.
Alle mie isole, al blu.
Io appartengo al blu.
Appartengo al fuoco,
all’estate, ai rovi, alle more.
Appartengo al vento,
a ciò che non muore.

Il libro verrà presentato al Centro Studi il 16 agosto alle ore 19. Ingresso libero

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