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Crocetta: comuni in sicurezza , ora sbloccare cantieri semestrali

Una rappresentanza degli ex Pumex

Una rappresentanza degli ex Pumex

Approvato ieri sera all’Ars l’emendamento che prevede lo stanziamento di 800 mila  euro per gli ex dipendenti della  Pumex di Lipari. Continueranno lavorare , dunque, anche il prossimo anno, al Comune.

(AGI) – Palermo, 29 dic. – “Ai comuni stiamo riconfermando 115 milioni per le spese di investimento, 315 milioni per la spesa corrente, assicuriamo poi un miliardo con il patto per la Sicilia”. Lo afferma il presidente della Regione Rosario Crocetta, nel corso di una conferenza stampa a palazzo d’ Orleans nella quale ha illustrato i contenuti della legge sui precari approvata ieri all’ARS. Tra le norme che hanno ottenuto il disco verde quella che riguarda i trasferimenti ai comuni e alle citta’ metropolitane. “La prossima tappa sara’ quella che riguarda l’avvio dei cantieri di lavoro semestrali, una misura gia’ concordata con il governo nazionale. Oggi ci sara’ un tavolo sulla riprogrammazione con il dirigente e con il segretario generale. Ora la parola passa ai fondi per lo sviluppo – ha detto Crocetta – sblocchiamo gli interventi sul Fesr e prevediamo all interno del Pac anche una forma di reddito per i disoccupati”.(AGI)

da Ilfattoquotidiano.it

La Legge paradosso sui precari

Giuseppe Pipitone

Doveva essere una legge di rigore, una norma che mettesse un argine alla continua e costante proliferazione di assunzioni nell’infinita costellazione della Regione Siciliana. Una scelta obbligata dato che sull’isola si è arrivati a contare ben più di trentamila unità tra dipendenti regionali, comunali, della sanità, della formazione professionale, a tempo indeterminato, determinato, a progetto. Un vero e proprio esercito di lavoratoriprecari, frutto di decenni di clientelismo sfrenato. Ed è proprio per mettere un freno a quest’insana situazione che il parlamento regionale aveva lanciato un diktat agli enti: stop ai contratti a tempo determinato almeno fino al 2018. Un ordine contenuto all’articolo tre del disegno di legge numero 1278, che emana “disposizioni in materia di autonomie locali e per la stabilizzazione del personale precario”, licenziato dalla commissione Affari istituzionali e approdato all’Assemblea regionale siciliana il 28 dicembre per l’approvazione.
Tutto bene dunque? Ma neanche per idea. Fatta la legge, trovato l’inganno, recita un antico adagio. E nel caso della Sicilia più che di inganno si può parlare a pieno titolo di estremo paradosso. Nello stesso articolo che dispone lo stop alle assunzioni per i precari, infatti, i solerti deputati regionali sono riusciti a inserire un comma piccolo piccolo che in pratica disciplina il contrario. Sono appena due righe, quelle scovate dal quotidiano livesicilia.it, che però consentono di fatto nuove assunzioni a tempo determinato in tutta la pubblica amministrazione isolana. “In deroga alle disposizioni di cui al presente comma, qualora tra il personale con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato di cui al presente articolo non siano presenti figure professionali necessarie all’espletamento delle funzioni e dei servizi istituzionali, le amministrazioni interessate possono instaurare rapporti di lavoro flessibile”. Tradotto: gli enti siciliani non possono assolutamente assumere nuovi precari fino al 2018, se però si accorgono di averne bisogno, ecco che allora il divieto scompare come per magia.

Ricordate il paradosso del Comma 22? Letteralmente recitava: Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo. Bene, in Sicilia sono riusciti ad applicarlo alle assunzioni nella pubblica amministrazione: sulla carta sono vietatissime fino al 2018, ma basterà spiegare di non avere il numero necessario di lavoratori e le maglie del precariato torneranno ad aprirsi. “Non ci sono assunzioni dirette in questa legge, si tratta solo di contratti atipici a tempo determinato, e la norma non è stata presentata dal governo, ma si tratta di un emendamento voluto dalle commissioni: è frutto di un equivoco e l’opposizione a questa norma è frutto di un altro equivoco, auspico un chiarimento in aula sull’argomento”, dice il governatore Rosario Crocetta all’agenzia Agi, mentre la norma è già arrivata in Parlamento regionale per essere votata e quindi approvata con una piccola modifica: ad assumere a tempo determinato potranno essere solo i comuni.

Ed è per questo motivo che i sindacati vanno all’attacco. “Il lupo perde il pelo ma non il vizio e la politica si prepara ad approvare una porcheria, mentre non si riesce a dare un futuro certo alle migliaia di precari che attendono una stabilizzazione da decenni”, dicono Gigi Caracausi e Paolo Montera, segretario generale e regionale della Cisl Funzione pubblica siciliana. Gli fa eco il segretario dell’intera Cisl regionale, Mimmo Milazzo, che definisce la norma “una mostruosità bislacca tanto più se si pensa che questo tentativo di riaprire le maglie del precariato non c’è nel ddl del governo, ma è nato a Palazzo dei Normanni”. Dove fatta una legge, spunta subito l’inganno.

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L’Assemblea regionale siciliana ha approvato ieri sera la norma per la stabilizzazione degli oltre 20 mila precari siciliani (16 mila degli enti locali, 5 mila Asu, 1.500 precari delle Aziende sanitarie, altri 500 dipendenti a tempo della Regione e 3.200 ex Pip) per almeno due anni.
L’Ars ha approvato anche l’esercizio provvisorio fino a febbraio. La norma prevede anche che, in deroga al blocco delle assunzioni, se tra il personale ”con contratto di lavoro subordinato non siano presenti figure professionali necessarie all’espletamento delle funzioni e dei servizi istituzionali, le amministrazioni interessate possono instaurare rapporti di lavoro flessibile a patto che non vi sia un aumento dei costi”. “La stabilizzazione dei precari è legge, è il nostro augurio di fine anno per tutta la fascia del precariato”, dice in una nota il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta. Tutti i precari, gli Rmi, ex pip, Asu vengono prorogati e soprattutto nei confronti di queste ultime categorie viene riconosciuto il diritto alle ferie, alla malattia, alla maternità che fino ad oggi non era stato riconosciuto. E’ una grande pagina di dignità, che abbiamo voluto dare a tutti i lavoratori precari della Sicilia. Adesso – conclude il presidente – pensiamo ai disoccupati”.

E’ invece molto critico il Movimento 5 Stelle all’Ars sulla legge “che – dice – viene spacciata come la panacea di tutti i mali, ma che in effetti è l’ennesima presa in giro per migliaia di lavoratori”. “Una legge vuota – sostiene il M5s – a forte rischio impugnativa, che mira solo a prendere tempo, nella speranza che dal parlamento nazionale arrivi la ciambella di salvataggio col Milleproroghe e che comunque non risolve assolutamente il problema del precariato”. “E’ un testo – dicono i deputati 5stelle – che presenta innumerevoli profili di incostituzionalità, che assicura solo la continuità lavorativa, ma che non stabilizza assolutamente nessuno, come i partiti vogliono far credere per ovvie ragioni elettorali. Non abbiamo voluto votare contro per rispetto di tanta gente che guardava a sala d’Ercole con grandissime aspettative, ma non potevamo, però, avallare queste manovre da bassa e vecchia politica. Per questo ci siamo astenuti”.

Il deputato regionale Paolo Ruggirello (Pd) dice che ”l’approvazione della norma precari, dopo circa 30 anni di incertezze, rappresenta un risultato importante per l’assemblea regionale, perché significa il completamento di un faticoso anno di lavoro, per costruire una struttura in grado di affrontare i diversi problemi”. Vincenzo Vinciullo, presidente della commissione Bilancio dell’Ars dice: ”Sento la necessità di ringraziare tutti i componenti della I, II e V commissione che con grande competenza capacità e velocità hanno espresso il loro voto favorevole che ha consentito di portare in Aula il Ddl e farlo approvare con la stessa velocità. Un testo storico che rappresenta una risposta certa e concreta ai legittimi interessi dei lavoratori precari della Regione e degli Enti locali”. ( Ansa)

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