Coscione : chi lavora e chi crocefigge

di Francesco Coscione

Si vivono esperienze nella vita che ci segnano. Ci sono parole che feriscono più di un pugno allo stomaco. Ci sono Uomini e Donne che, da questi pugni, si risollevano e tengono alta la testa potendo guardare in viso chiunque si trovino di fronte. Durante quelle lunghissime ore di “quella notte” ho visto persone che hanno continuato a lavorare oltre il loro orario di servizio. Ho visto professionisti altamente specializzati lavorare per una notte intera guadagnando meno di quanto percepisce una donna che fa pulizie ad ore. Ho visto negli occhi di tutti un encomiabile amore alla vita, al paziente e alla professione. Ho percepito negli occhi di tutti la tristezza e il sottile dolore interiore che arriva quando ti accorgi di aver dato tutto ma poi doverti arrendere alla ineluttabilità della storia che Dio fa con ognuno di noi.
Le responsabilità che potrebbero esserci al di fuori di quel gruppo di “persone”,prima che professionisti, saranno valutate, se è il caso, da chi è deputato a questo.

Nessuno di quelle persone e professionisti normali che hanno trascorso quella notte insieme vogliono nè menzioni, nè encomi nè retribuzioni particolari. Vorrebbero soltanto non essere accomunati a chi, uscendo da un colpevole silenzio, sale sul carro dei crocifissori di professione che riempiono di parole vuote i social e i giornali online per poter dare sfogo alla propria rabbia interiore di notturni pipistrelli che trascorrono la loro nera esistenza a testa in giù e volano al crepuscolo cacciando un po’ di gloria.

Certamente tutti gli Uomini di quella notte possono guardare negli occhi chiunque sapendo di aver fatto molto più di ciò che era possibile con la forza che solo chi ama il proprio lavoro e ha una altissima concezione della vita può fare.

Che tristezza vivere in un paese che riempie le strade per il dio carnevale e le vede vuote per manifestare i propri diritti. Che tristezza sentirsi associati ai distaccati potenti che invece di sensibili neuroni hanno la testa piena di fredde monete. Che tristezza leggere accuse di chi dà fiato alle corde vocali senza avere la minima contezza della realtà. Che tristezza capire che esiste chi potrebbe fare molto e invece non muove un dito per l’incapacità di donarsi totalmente alla società a causa delle ferite personali.
Che gioia aver conosciuto gli Uomini di quella notte ai quali voglio dire grazie per ciò che hanno saputo donare e donarmi.

Share