Chiofalo: “non si fissino modelli di vita ma si incoraggino solidarietà e rispetto”

di Luca Chiofalo

 

Mi permetto di intervenire (perchè ritengo gli argomenti davvero importanti) in risposta al post del sig. Coscione, del quale apprezzo spesso la “passione” ma che nell’affrontare le cause del disagio “occidentale” contemporaneo, credo preterintenzionalmente, dà sostegno alle pulsioni retrograde e pericolose che circolano al momento in Italia e non solo…

L’Europa e l’Italia sono considerate culla della civiltà proprio per il carattere aperto e inclusivo che, dopo travaglio storico, hanno dato alla propia organizzazione sociale. Civili e progredite per il rispetto, sancito da leggi e costituzioni, di tradizioni e valori altrui che, quandanche non fosse reciproco, qualifica la nostra superiore considerazione dell’umanità e di tutte le sue manifestazioni.

Io sono un cristiano cattolico, ma non esigo che tutto il mondo segua il mio modello.

Non pretendo, anzi non vorrei mai, in particolare, che il mio paese faccia della sensibilità religiosa una discriminante e che le radici cristiane, di cui siamo  orgogliosi, invadano il campo delle scelte politiche e della funzione legislativa.

Le istituzioni sono e devono restare laiche, per meglio operare nell’interesse collettivo e rispettare le istanze delle minoranze.

Gli stati cosiddetti “confessionali”, cioè quelli in cui la religione (unica e invasiva) ispira la legge, sono i più oscurantisti e chiusi del panorama mondiale, non certo dei modelli di benessere, tolleranza e progresso.

La visione e la posizione nella nostra società delle donne poi, per come riproposte ultimamente dai bigotti di certa destra (anche di governo) e da qualche buontempone, sa davvero di regresso al medioevo…

Lasciamo al genere femminile la libertà di autodeterminarsi: decidano da sole se la loro realizzazione è fare figli e accudirli, intraprendere una carriera e seguire passioni diverse, o fare entrambe le cose (molte, meravigliose, ne hanno la forza).

Una società che funziona è quella nella quale, in una cornice di regole condivise e di legalità (non di rigidi precetti morali e comportamentali o peggio religiosi), ogni persona può esprimere la propria personalità e il proprio talento, arricchendo il comune patrimonio di “umane esperienze”.

Non fissiamo modelli di vita che debbano andare bene per tutti, sarebbe inutile e dannoso, creeremmo una società di infelici repressi.

Pensiamo piuttosto a riempire le fragilità e le insicurezze di questo tempo travagliato con valori e principi quali solidarietà e rispetto per le diverse sensibilità, incoraggiamo apertura mentale e approfondimentoculturale, aiut iamo e integriamo (indigeni o non) chi ne ha bisogno: solo così torneremo ad avere “anima e identità”.

A ben guardare non è solo il pensiero di un pericoloso liberale come me; è anche quello di Papa Francesco.

CORDIALMENTE

LUCA CHIOFALO

Coscione : la nostra civiltà senza futuro

 

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