Cessione del Quinto: come funziona ?

cessione quinto

di Elena Ridolfi

La cessione del quinto dello stipendio è una delle forme di accesso al credito più comuni in Italia in cui esiste dagli inizi degli anni 50 del secolo scorso.

Come funziona? Il meccanismo che regola un prestito con cessione del quinto dello stipendio è molto semplice e viene “solo in parte” spiegato dal nome di questa particolare forma di accesso al credito.

Si parte dal prestito che viene richiesto da privati a banche o a qualsiasi istituto finanziario autorizzato ad erogare credito. Il prestito può essere utilizzato per l’acquisto di beni mobili o per il pagamento di servizi per la persona, per le cose o per le case.

L’importo che è possibile richiedere attraverso un prestito con cessione del quinto dello stipendio è limitato dall’importo dello stipendio mensile “netto” del richiedente; in pratica è possibile accedere a prestiti che possono poi a loro volta essere restituiti con rate mensili che non superino il 20% (ovvero un quinto) dello stipendio netto mensile del richiedente. Ad esempio per un richiedente con stipendio netto mensile di 2000 euro, la rata per la restituzione di un prestito ottenuto con cessione del quinto non potrà superare mai i 400 euro mensili.

Il regolamento sulla cessione del quinto prevede inoltre un periodo “minimo” di restituzione che “di solito” non è inferiore a 24 mesi e che comunque non deve mai superare la durata dei sei anni successivi al momento di erogazione del credito richiesto.

Chi può accedere ai finanziamenti con cessione del quinto dello stipendio? Inizialmente tali prestiti erano riservati unicamente ai lavoratori dipendenti di tutte le pubbliche amministrazioni, centrali o periferiche, e di tutti gli enti parastatali o assimilabili.

Successivamente le banche si sono mostrate sempre molto elastiche e disponibili ad accogliere anche le richieste di finanziamento provenienti da lavoratori dipendenti del settore privato. In quest’ultimo caso però la procedura di ammissione al finanziamento potrebbe prevedere specifici controlli e limiti posti in essere dalla banca a tutela del proprio investimento.

Le condizioni “economiche” sotto le quali è possibile accedere a forme di finanziamento con sono sempre mutevoli e influenzate da due tassi di riferimento, ovvero il tasso di interesse annuo nominale (il TAN) ed il Tasso annuo effettivo globale (il TAEG).

Per conoscere il valore corrente di tali tassi e per fare direttamente richiesta di un prestito con cessione del quinto per dipendenti statali, pubblici e privati conviene, in quanto a praticità e velocità di consultazione, far riferimento a portali web di comparazione come questo; in alternativa ci si può rivolgere direttamente alla propria banca.

E’ bene sapere in anticipo che, a seguito della richiesta di finanziamento con cessione del quinto, la banca o l’istituto erogante potrebbe imporre al richiedente la stipula di una assicurazione sui rischi “vita ed impiego”. L’assicurazione sul rischio vita serve a garantire che, in caso di morte del debitore la banca non si rivalga sui suoi eredi per la parte di prestito non ancora restituita. L’assicurazione su rischio impiego prevede invece che, sempre in caso di impossibilità a restituire il prestito a seguito della perdita del proprio impiego, la banca per ottenere indietro quanto prestato possa rivalersi su tutto o parte il TFR sin lì accantonato dal debitore.

Affinché la richiesta di prestito con cessione del quinto possa andare a buon fine è necessario che la pratica passi anche per il datore di lavoro del richiedente. Quest’ultimo è tenuto sempre e comunque ad avallare tali richieste di finanziamento da parte dei suoi dipendenti, nonché a trattenere mensilmente dallo stipendio netto di chi ha ricevuto il finanziamento il quinto del suo stipendio netto che verrà poi girato alla banca che ha erogato il prestito.

In caso di licenziamento o di dimissioni del debitore il suo datore di lavoro, prima di procedere ad erogargli la sua liquidazione o TFR dovrà verificare se esistono ancora debiti pendenti con la banca che ha precedentemente erogato il finanziamento. Se tali debiti ancora persistono la liquidazione o il TFA dovranno essere utilizzati in prima istanza per sanarli, e solo al restante parte verrà quindi versata all’ormai ex dipendente.

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