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Caterina Conti: i delfini ? Area Marina Protetta ok ma non è argomento per politicanti

di Caterina Conti

I DELFINI…!!

la prof.ssa caterina Conti

la prof.ssa caterina Conti

Scusatemi se prendo, forse come al mio solito, il discorso da lontano.
La guerra non era ancora finita e si combatteva nell’Italia del Nord. Mamma , in uno dei suoi soliti viaggi per far regolarizzare la posizione delle scuole di Lipari, Istituto Tecnico e Scuola Media, dovette partire per Roma.
Era probabilmente il mese di luglio, non c’era ancora la nave regolare per Napoli e la Capitaneria di Porto aveva sequestrato un grosso motoveliero per far fare il viaggio Isole Eolie-Napoli.
Con mamma ci siamo imbarcate e, siccome il comandante e l’equipaggio facevano dell’ostruzionismo, ci fecero sedere sulla tolda senza nessuna protezione sia contro il sole che a protezione dell’umidità notturna.
Faceva un caldo terribile. Eravamo io, mamma, Gustavo piccolissimo e gli altri passeggeri.
Prima di partire da Lipari salì qualcuno con dei deliziosi “ cannistri” con le foglie di fico sopra, il manico e le stecche di canne per trattenere le foglie.
Lasciò i cestini sulla tolda accanto a me e andò via.
Durante il viaggio “qualcuno” porgeva uno alla volta i cestini al barcaiolo che faceva servizio dal motoveliero alla banchina. Questo avvenne per tutto il viaggio. Quando arrivammo all’ultimo scalo di Stromboli salì un tizio, il quale, domandò: “Unni sunnu i bummi?”. Erano le bombe per la pesca di frodo e noi tutti avevamo viaggiato sotto il sole cocente in questa piacevole compagnia….

Un altro ricordo pressappoco dello stesso periodo, di un pauro di almeno 7-8 kg, che ribolliva a mare a Vulcano sopra la fumarola nelle acque calde, frutto delle “bumme”. Poi abbiamo continuato con le reti a maglie forse troppo piccole che trattenevano dei pesciolini che invece avrebbero dovuto continuare a vivere per crescere e riprodursi.
Una volta i totani si pescavano con le lampare fumose e puzzolenti e adesso invece con i “richiami” che vanno a scovare i totani più grossi nelle profondità e adesso ci lamentiamo della scomparsa dei totani?!
Via via è nato in tutti noi forse , almeno io lo spero, un certo rispetto per il mare, però che cosa dire delle barche con le reti a strascico che percorrono e ripercorrono il Mediterraneo?

E che cosa dire dei palermitani che vengono con motoscafi veloci e che usando esche forse al cianuro fanno razzia nel mare di Alicudi?
Se si decidessero una buona volta a creare il Parco Marino, a parte tutti i vantaggi per i nostri pescatori che in questo caso sarebbero privilegiati, avremmo sicuramente a rotazione delle zone protette che farebbero da polmone per il ripopolamento del nostro mare.

I delfini sono delle creature meravigliose che giocando e saltando mostrano la loro gioia di vivere, che forse noi umani abbiamo perduto, e più di ogni altro animale marino ha un’intelligenza molto simile agli esseri umani.
Io a Cuba ho fatto il bagno in un laghetto con i delfini che si avvicinavano giocando: un’esperienza indimenticabile!!!
Sono una specie in via d’estinzione. Nella nostra zona non vi saranno più di cento esemplari.

Il mare senza di essi sarebbe un mare quasi morto come le notti di Vulcano , dove da decenni non vi è più il richiamo del Tre tarì che era un uccello notturno appartenente, credo, alla famiglia dei gallinacei.
Io credo che ci si deve assolutamente sedersi a tavolino con esperti, non fasulli, vedere cosa fare per ripopolare il nostro mare senza fare una caccia alle streghe.
E’ evidente che nel comitato dell’Area Marina Protetta dovrebbero esseri messi degli esperti, meglio se internazionali, come dovrebbe essere per tutto quello che riguarda le Eolie e non dei politicanti che non capiscono assolutamente un bel niente.

P.S.

Ho dimenticato di dire che alle “calme di febbraio”, cioè al mare piatto di febbraio, le tartarughe affioravano e dovrebbero venire in superficie anche adesso. Un anno, d’inverno vi fu’ una calma piatta incredibile e di conseguenza affiorarono in superficie migliaia di tartarughe. Per alcuni vicoli dell’isola vi erano tartarughe legate per una zampa in ogni dove. La carne delle tartarughe si mangiava in agrodolce. Io scoprii che il ” carapace” non veniva utilizzato per cui con Giovanni cominciammo a comprarli. Ad un certo punto il terreno del Giardino sul Mare fu’ ricoperto quasi interamente di carapace al sole e avendo la prima boutique aperta a Lipari, dove si trova adesso la Banca di Lodi, li vendemmo per alcuni anni.

Adesso mi sembra che, alle calme di febbraio non vi siano piu’ tartarughe che affiorano !

 

Caterina Conti

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